Capitoli:

Del Coordinamento    Dell’art.7 del D.Lgs 626/94    Del sub appalto    Del P.O.S.    Qualche sentenza utile

 

“FORSE  HO  RAGIONE  O  FORSE  NO”

 

Premessa:

questo è un libro un po’ strano; parte da due episodi di infortunio realmente accaduti e prosegue con le opinioni più interessanti espresse durante una lunga discussione sul forum di Edilio mentre il procedimento giudiziario era ancora in corso.

E’ quindi la foto sul campo di argomenti particolarmente interessanti a dieci anni (e non sono pochi) dall’entrata in vigore del D.Lgs. 626/94 ed ad otto dalla Direttiva Cantieri D.Lgs. 494/96 e s.m.

L’obiettivo (o l’ambizione) è l’inserimento di un luminare terzo a commento/arbitro, di volta in volta, sulle posizioni espresse. Vedremo.

Per una più facile lettura durante questa costruzione, ammesso che qualcuno mi legga, gli ultimi inserimenti verranno mantenuti, per un certo periodo, in colore rosso.

 

Ringrazio quanti hanno avuto voglia di perdere tempo con me ed in particolare, in ordine del tutto casuale, Igor, Lino and Emilio, Catanga, Ingmang, Lino, Lulù, Mac, Ed Cardo, Etc.

UN VIAGGIO SENZA META: PARTENZA

La storia comincia con due incidenti in cantiere. Non piccoli. Gli incidenti non sono mai piccoli, neanche quelli mancati.

Strano modo quello di rapportarsi con l’incidente mancato. Non è mai il segnale di allarme, l’esempio di quello che sarebbe potuto succedere e che, fortunosamente, non è successo. Non è momento di riflessione; non è il Padreterno che ti concede qualche giorno in più perché analizzi, valuti, provvedi.

Il tempo di una pacca sulla spalla e l’incidente mancato diventa la dimostrazione che tanto a te non succede.

Tant’è.  E non c’entra niente con il seguito.

 

L’impresa A è un prefabbricatore.

La prefabbricazione è una particolare modalità costruttiva che sposta al di fuori del cantiere la realizzazione di buona parte dell’edificio.

Il 90% del valore del contratto l’imprenditore A lo realizza in stabilimento sottraendolo quindi a tutta la normativa del 528 vigente in cantiere e gestendo direttamente, 626 e precedenti, la sicurezza delle proprie maestranze.

Il 10% del valore contrattuale è invece strettamente legato al cantiere e riguarda la fase di montaggio e finiture connesse.

Come quasi tutti i prefabbricatori, l’imprenditore A affida tutta l’attività del cantiere, cioè il 10% dell’importo contrattuale, a ditte specializzate e ciò per una molteplicità di motivi.

Organizzare la produzione dello stabilimento in rapporto all’entità ed alla tipologia della richiesta è sufficientemente agevole.

Far fronte in proprio all’attività in cantiere impone invece l’organizzazione di squadre specializzate in settori diversi (montatori, impermeabilizzatori, pittori ecc.) che risulterebbero a volte insufficienti ed a volte eccessive rispetto alle necessità.

Anche per le attrezzature vale lo stesso discorso.

Le dimensioni dei manufatti sono talmente variabili, da quelli minuscoli ai bestioni da trenta metri, che è impensabile organizzarsi con gru e bilici adeguati alle varie esigenze.

In una società industrializzata che fonda la propria economia sul massimo sfruttamento delle macchine è impensabile attrezzarsi e soprattutto organizzarsi per far fronte a necessità variabili da un giorno all’altro.

Molto più logico rivolgersi ad imprese specializzate.

Anche l’edilizia sta sempre più diventando come la medicina dove lo specialista dell’alluce destro non sa neanche com’è fatto quello sinistro. Poi c’e’ il medico generico, quello della mutua, che ti manda una volta di qua e una volta di là.

A differenza del settore commerciale dove nei super mercati oramai, ad eccezione del viagra, puoi trovare di tuttto, la produzione ha seguito il percorso opposto.

Non esiste più chi fa la scarpa. C'è chi fa le solette, chi fa i tacchi, chi li vernicia, chi fa i guardoli, chi fa le tomaie e chi mette insieme tutti i componenti.

Alla fine c'è chi ci mette marchio e firma: TOD'S.

Questo, imprenditorialmente parlando, produce il massimo dell'utilizzazione delle attrezzature e delle macchine, il massimo della specializzazione e quindi della qualità dei singoli componenti, il massimo delle economie sugli investimenti necessari. E' quello che una società industriale richiede e non comporta di per sé nessun danno sulla salute - sicurezza di chi a quella scarpa lavora.

Al massimo, anzi sicuramente, induce una minore necessità occupazionale ma questa è un'altra problematica.

E' solo TOD'S però che risponderà commercialmente della qualità del prodotto dopo averlo pensato, averne scelto i materiali, averne affidato la realizzazione ai migliori artigiani ed averla controllata, per averlo immesso sul mercato e per essere finanziariamente il garante del futuro acquirente.

E' TOD'S che rimborserà la partita uscita male, sia dipeso dalla soletta o dalla tomaia.

Qualcuno potrebbe sostenere che la scarpa non è TOD'S non essendo stata completamente realizzata nei suoi stabilimenti?

Qualcuno, per contro, potrebbe sostenere che tutti i luoghi dove sono stati lavorati materiali della TOD'S, per conto di essa, con il controllo periodico del suo responsabile alla produzione sono sue Unità Produttive?

Nell’edilizia ci sono sempre più squadre mono-specialistiche: ferraioli, pavimentisti, impermeabilizzatori ecc.

Anche dal punto di vista salute-sicurezza, se ben gestito, il fatto potrebbe risultare positivo.

Specializzarsi in un’attività significa maggiore qualità del lavoro e minor numero di rischi da conoscere e fronteggiare.

In contrapposizione a questa tendenza alla frammentazione degli interventi c’è la volontà del committente di limitare il numero degli interlocutori e quindi degli appalti.

E’ vero che salute e sicurezza dei lavoratori non è tra gli obiettivi del Committente ma non è neanche vero che egli voglia assolutamente sottrarsi ai doveri che gli derivano dall'essere tale.

E’ però interesse primario del Committente avere il minor numero di interlocutori a garanzia, anche economica, della qualità dell’opera.

Quando succederà, perché tanto prima o poi succede, che pioverà dalla copertura, un imprenditore non vorrà mai doversi porre il problema della ricerca del responsabile. Vorrà avere un unico numero di telefono da chiamare, un unico soggetto che, essendosi fatto garante dell’intera opera, sarà tenuto ad intervenire indipendentemente dal soggetto che effettivamente ha, a suo tempo, eseguito l’opera difettosa.

Sarà il garante, se vorrà e se potrà, ad avviare una eventuale azione di rivalsa nei confronti degli altri corresponsabili

Non ha nessun interesse e quindi nessuna volontà di procedere ad appalti separati con i montatori, gli impermeabilizzatori, i pittori perché, nella necessità di contestare l’opera si troverebbe di fronte ad un rimpallo di responsabilità. Il suo interlocutore è e deve essere solo il prefabbricatore.

In questo quadro, l’imprenditore A si libera volentieri di quella parte, marginale al suo contratto di appalto, che è l’attività di cantiere rimanendo però unico referente nei confronti del committente pur affidando le lavorazioni a ditte specializzate, a tutto vantaggio della qualità e dell’economia del lavoro.

 

FATTO

 

-L’impresa “A” stipula con il Committente un Contratto per la fornitura, con montaggio a mezzo di ditte specializzate, di un capannone prefabbricato escluse opere di fondazione, di finitura e di cantiere.

-L’impresa “A” non interviene in cantiere con proprio personale e non ha nello stesso attrezzature, approntamenti o altro.

-Affida, con il consenso del Committente:

a “B” il montaggio di pilastri e pannelli

a “C” la fornitura e posa delle coperture

a “D” la posa di guaine

a “E” la sigillatura e tinteggiatura.

-Verifica di dette imprese l’idoneità alla esecuzione dei lavori

-Comunica al Committente ed al Coordinatore i dati e le mansioni delle ditte esecutrici

-Invia alle esecutrici copia del P.S.C. fornito dal committente

-Concorda con le esecutrici la loro sequenza di intervento in cantiere, mai sovrapposta

-Ricorda alle suddette imprese l’obbligatorietà dei P.O.S. e ne pretende l’informazione di avvenuta consegna al Coordinatore

-Ricorda alle stesse che qualora intendessero utilizzare altre Ditte in ulteriore subappalto dovranno preventivamente richiederne l’autorizzazione ad “A”, trasmettere copia del P.S.C., comunicare la nuova condizione al Coordinatore in esecuzione, invitare la nuova Ditta a predisporre a sua volta il P.O.S. dando conferma alla ditta “A” dell’avvenuta consegna al Coordinatore.

-Concorda con i diversi datori di lavoro che essi stessi provvederanno a valutare la condizione del cantiere in rapporto alle loro esigenze di sicurezza e, qualora la dovessero ritenere inadeguata la ditta “A”, salvo sospendere di propria iniziativa i lavori, in forza del proprio rapporto contrattuale si impegna ad intervenire nei confronti del Committente affinché vengano ristabilite le condizioni di sicurezza necessarie.

-Il rapporto di collaborazione con le ditte esecutrici è di lunga data senza alcun particolare problema né organizzativo, né tecnico, né finanziario.

 

 

1° EPISODIO

Un lavoratore della ditta “B” cade su degli spuntoni di ferro lasciati senza protezione dall’impresa che aveva realizzato le fondazioni e che non aveva alcun legame con la Ditta “A”.

Polmone perforato e molta prognosi.

 

Verbale di contestazione alla Ditta “A”:

Art. 7, comma 2, lettera a) b), D.Lgs 626/94

Nell’ipotesi di cui al comma 1 i datori di lavoro:

a)cooperano all’attivazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro    incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto

b)coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavoratori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.

 

Nello specifico il datore di lavoro della ditta “A” non ha valutato il rischio derivante dai tratti terminali superiori sporgenti dei ferri costituenti le strutture in cemento armato (punto infortunio trave di fondazione) e conseguentemente non sono state disposte misure preventive atte ad eliminare il rischio (specifiche protezioni in plastica a fungo).

 

Allo scopo di conseguire il risanamento SI PRESCRIVE di eliminare le contravvenzioni sopra elencate nel tempo massimo di 1 (uno) giorni, dalla data di notifica del presente verbale, secondo quanto di seguito riportato :-------------------------------------------- che venga valutato il rischio derivante dai tratti terminali superiori sporgenti dei ferri costituenti le strutture in cemento armato e conseguentemente disposte misure preventive atte ad eliminare il rischio (specifiche protezioni in plastica a fungo). 

 

Altre contestazioni:

 -Committente o responsabile dei lavori nessuna contestazione
-CSE 494 art. 5 comma 1 lettera a)
Ditta A 626 art.7 comma 2 lett.a)b)
Ditta B (montatori) 626/94 art. 4 commi 1 e 2
-Ditta delle fondazioni 626/94 art. 4 commi 1 e 2

 

 

2°EPISODIO

La ditta “C” non interviene in cantiere con proprio personale ma affida i propri lavori all’impresa “D” ed invia i materiali con un trasportatore dotato di gru montata su camion. La ditta "D" è quindi contestualmente posatrice di guaine per conto della ditta "A" e montatore della copertura per conto della ditta "C".

Venerdì 13 Giugno la ditta "C" invia comunicazione via Fax al Coordinatore ed alla ditta “A” allegando il P.O.S. della ditta “D” senza alcuna menzione al trasportatore.

Il mattino di Lunedì 16 Giugno il trasportatore manovra la gru mentre un dipendente della ditta “D” provvede all’imbracatura dei materiali che vengono sollevati e posizionati in modo da essere poi facilmente fissati. Lo scioglimento dell’imbracatura provoca la caduta del carico sullo stesso operaio della ditta “D”.

Gravi danni e lunga prognosi.

 

Verbale di contestazione alla Ditta “A”:

1.Art. 7 secondo comma, lett. a) b) D.Lgs. 626/94

a)i datori di lavoro cooperano all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto.

b)i datori di lavoro coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.

Nel caso di specie non vi è stata sufficiente azione di cooperazione e azione di coordinamento degli interventi di protezione e prevenzione dai rischi interferenti tra i lavori dell’impresa “D” ed il trasportatore nell’esecuzione dei lavori commissionati dalla Ditta “A”.

 

Allo scopo di conseguire il risanamento SI PRESCRIVE di eliminare le contravvenzioni sopra elencate nel tempo massimo di 07 (sette) giorni dalla data di dissequestro del cantiere, secondo quanto di seguito riportato:

1)Che venga espletata azione di cooperazione e di coordinamento atta a prevenire e proteggere i       lavoratori delle due imprese dai rischi interferenti con eventuale redazione di un documento di valutazione che tenga in considerazione i rischi interferenti e le relative procedure che i lavoratori devono adottare per lavorare in sicurezza.

 

Altre contestazioni:

 -Committente o responsabile dei lavori nessuna contestazione
-CSE 494 art. 5 comma 1 lettera a)
Ditta A 626 art.7 comma 2 lett.a)b)
Ditta C (che è quella che non ha fatto sapere niente a nessuno pur avendone l'obbligo e che ha sottoscritto i contratti con D e trasportatore: nessuna contestazione
-Ditta F: 494 art. 9 comma 1 lett.c bis
626 art. 38
547 art 181
547 art. 186

 

 

 IL TRIBUNALE

 

Ho scoperto, perché ci sono stato chiamato come testimone, che in tribunale si svolgono i processi.

Ho scoperto poi che il processo è solo una partita. Il processo non è l’applicazione notarile di norme a fatti successi e ricostruiti e la sentenza non è la sua giusta conseguenza logica.

La sentenza è il risultato essenzialmente prodotto dal valore e dall’impegno dei giocatori in campo anche se, a volte, parzialmente condizionato dalla fortuna, dalla sfortuna o dagli errori arbitrali.

Ho scoperto anche che la legge non è l’emanazione di norme fatta dal parlamento. Non è nero su bianco in lingua che si legge e si applica. La legge diventa tale quando è stata interpretata e conseguentemente applicata. Non è la legge che fa sentenza ma è quest’ultima che fa giurisprudenza e quindi legge.

Capita anche che le leggi, almeno quelle di non indifferente impatto nella quasi quieta vita del cittadino, diventino un fatto culturale prima ancora che di diritto.

Prima ancora che esse siano state promulgate, personaggi di sicuro ed indiscutibile spessore, i cosiddetti opinionisti o gli addetti all’esperto risponde, hanno già visionato, ragionato, metabolizzato, interpretato la legge e conseguentemente pubblicato la loro giusta e corretta applicazione della norma.

Capita anche che gli opinionisti, in quanto (sottolineo) indiscutibili esperti della materia, tendano a leggere la legge per come essi vorrebbero che fosse scritta o che forse sarebbe giusto che fosse e non semplicemente per come essa è stata scritta.

Capita anche che il magistrato che deve applicare la legge nel processo, come d’altronde tutti quelli che la devono applicare nell’andare quotidiano, non si limiti a leggere l’emanazione parlamentare ma integra la sua cultura apprezzabilmente e, spesso, frettolosamente, con riferimento a quanto già espresso dall’esperto risponde.

Capita anche che tante sollecite pubblicazioni, interpretative delle leggi, siano già in libreria prima ancora della G.U. numero .... del ...... e facciano parte di una linea editoriale di assoluta rilevanza.

Capita che a scrivere questa introduzione io abbia impiegato due mesi con l’unica certezza di aver fatto un sacco di confusione e senza essere certo che sia finita. Capita invece che gli opinionisti siano in stampa con tomi da 382 pagine interpretative della legge prima ancora che essa sia legge dello stato.

Ovvia la supplenza con la conoscenza delle veline ministeriali, con le discussioni nell’ambito delle commissioni di lavoro alle quali partecipano ma soprattutto con la propria sicura conoscenza della materia.

Una rapida ultima revisione del testo e via in libreria.

Regola assoluta: uscire per primi.

Capita che ad una seconda lettura della legge la prima interpretazione si riveli una cantonata.

Regola assoluta: continuare a difendere la propria posizione almeno fino all’arrivo di un muovo opinionista o di un nuovo magistrato che, non importa se a torto o ragione, sia in grado di far passare una nuova linea interpretativa limitando, mercato parlando, la prima.

 

In queste condizioni il bravo consulente non è più quello che, dopo aver dedicato il suo tempo a studiarsi un testo, lo metabolizza e lo interpreta, magari si confronta e poi ti indica cosa devi fare.

Il bravo consulente è quello che riesce  ad individuare quante e quali teorie si svilupperanno intorno ad un argomento.

Tanti più saranno gli scenari che riuscirà ad immaginare tante più saranno la carta e le azioni che dovrai produrre perché, davanti al giudice, se vorrai sperare anche solo di poter giocare la tua partita dovrai già avere tante carte in mano.

Questa è l’unica cosa sicura: davanti al magistrato dovrai avere documenti e testimonianze predisposti in tempi non sospetti.

Dovrai avere tutte le carte per giocare senza sapere a che gioco si gioca.

Non so a quanti giochi sai giocare, comincia ad impararne qualche altro.

 

 

CODICE DELLA STRADA E CODICE DI CANTIERE

 

Quando mi capita di tenere qualche riunione sulla sicurezza  nei cantieri spesso faccio un raffronto. Quant’è difficile la strada?!  Stop, semafori, centinaia di cartelli, segnaletica orizzontale e verticale, sensi unici, precedenza a destra che poi non è nemmeno sempre vero.

Due decimi di secondo per decidere se frenare, accelerare, girare su strade che non si conoscono.

Le formalità: il bollo, la patente, la revisione. I costi: i treni di gomme per il battistrada al limite, le manutenzioni, il tagliando.  Mai nessuno metterebbe in discussione la necessità delle regole. Nessuno direbbe mai: “così non si può più viaggiare”. 

Certo, poi a tutti è capitato di passare col rosso, di non fermarsi ad uno stop, di non abbassare i fari. La FRETTA che dice Linoemilio, la disattenzione, la bravata.  Certo, poi i morti ci sono anche lì e si potrebbe fare di più, ma la cultura della sicurezza sulla strada è un fatto acquisito.

Quant’è più facile il cantiere? Uno spazio limitato, tempo in abbondanza per organizzare sistemi di protezione. Eppure, li sentite i commenti? Se si rispettano le regole non si riesce a lavorare; quanto costa costruire se si fa tutto in regola? Si blocca l’edilizia.

E gli operai per primi. Ci fosse uno che si fermi un attimo a rimettere un parapetto divelto anche se nessun datore di lavoro oserebbe mai rimproverarlo.

Basterebbe accorciare il capannone o la villa di un palmo per avere quanto basta a far lavorare operai e CSE in camice bianco.

In cantiere si rifiuta il concetto delle regole. Il cantiere è ancora lontano. La cultura della sicurezza non è un  fatto acquisito.

Responsabilità? Io un motivo lo trovo nel fatto che, dal 96 ad oggi, il Committente, ben individuato come funzione essenziale per la sicurezza in cantiere, non è stato sufficientemente chiamato in causa. Se, in virtù del fatto che paga, riesce a farsi fare il pavimento a regola d’arte, se sapesse che oltre al pagarlo potrebbe sbatterci anche il muso, sicuramente saprebbe farsi fare anche un ponteggio a regola d’arte. 

Molta colpa dei tecnici progettisti che, primi ad aprire un rapporto con il committente, spesso hanno più cercato di togliere al committente le rogne del 494 che non  di ficcarcelo dentro fino al collo.

Poi gli elenchi prezzi. Non si può continuare a scrivere: “intonaci compreso ponteggio”, “posa tubi compreso lo scavo”.

Tutte le lavorazioni che comportano problematiche per la sicurezza in cantiere devono essere valutate a sé, misurate e pagate se effettivamente fatte. Non è facile non pagare un intonaco perché il ponteggio non era un granché, ma è facile non pagare un ponteggio se non c’è. La rete rossa di cantiere non è un optional tutto compreso, va misurata e pagata se c’è e rimane. Se non c’è come minimo non si paga, salvo procedere a termini di 494.

Forse dovremmo fare il codice del cantiere, poi la scuola guida e le patenti ai vari livelli.

A = apprendista, B = manovale, V=CSE, Z = appaltatore.

 

 

BREVE VIAGGIO TRA LE NORMATIVE

 

Il 1994 è un anno di svolta.

Saltando tutti i tecnicismi ed i rimpalli tra governo ed UE che non sono lo scopo di queste righe semmai uno scopo ci sia, possiamo dire che da una impostazione tecnica e statica, pur avanzata rispetto ad altre realtà, si è passati ad una sicurezza ragionata e dinamica.

Arriva il 626/94.

Di fronte al diritto del lavoratore di essere garantito sul luogo di lavoro nella sua salute e sicurezza, termini che non devono mai essere disgiunti, il datore di lavoro ha l’obbligo di assicurazione del risultato. Non basta più il rispetto dei numeri, delle misure, delle regole imposte dai vari 547 – 164 – 303 –277 ecc.

Il datore di lavoro monitorizza costantemente la propria attività, valuta tutti i rischi comunque presenti, interviene per ridurli e tendenzialmente per eliminarli con azioni compatibili con la dimensione della propria Azienda e con l’evoluzione della scienza e della tecnica.

 

Falce e martello sono ancora presenti nel mondo del lavoro.

Di fronte ad un evento dannoso, il datore di lavoro si sentirebbe ricordare che sono state inventate falciatrici e presse e che sarebbe stato suo obbligo attrezzarsi eliminando tali attrezzi, anche se a norma, dall’interno della fabbrica.

Molti lo hanno già fatto, i pochi rimasti lo stanno facendo.

 

Il principio ispiratore del D.Lgs 626/94 è di una semplicità assoluta.

Il lavoratore dipendente non deve subire danno (salute-sicurezza) come conseguenza del suo lavoro pur se prestato, in favore di un altro, in cambio di una retribuzione.

Salute e sicurezza non sono negoziabili in nessuna piattaforma contrattuale.

In contrapposizione al diritto di tutela di cui è creditore il lavoratore c’e’ una garanzia di risultato a cui è tenuto il datore di lavoro che, ferma restando la condizione minima di rispetto delle numerose specifiche  normative, ha l’obbligo di conseguirlo nella più ampia e personale libertà e discrezionalità.

In rapporto alle proprie capacità e realtà aziendale il datore di lavoro organizza il suo apparato difensivo coinvolgendo, se lo ritiene opportuno ed a sue spese, anche i lavoratori che, altra novità, diventano obbligatoriamente attori della propria salute e sicurezza.

L’Azienda diventa così, tutta, un presidio mai inattivo.

E’ nato il Servizio di Prevenzione e Protezione, una specie di protezione civile interna all’Azienda.

Il sistema difensivo è impostato su quanto avviene all’interno del perimetro fisico dell’Azienda con riferimento ai materiali ed alle sostanze in esso presenti e manipolati, alle strutture ed agli impianti, alle macchine, al livello professionale dei dipendenti, alle ipotesi di eventi dannosi possibili all’interno dell’Azienda.

Il Servizio di Prevenzione e Protezione ha in sé gli anticorpi necessari a combattere tutti i pericolosi fattori influenzali prevedibili dopo aver analizzato l’Azienda e la sua attività produttiva; in rapporto ad essi si dimensiona e prepara.

 

Il presidio, attivo ma sostanzialmente statico, mutevole solo in rapporto alle sostanziali modificazioni aziendali, subisce a volte delle turbolenze indotte da fattori esterni.

Entra in Azienda una o altre imprese per interventi temporaneamente limitati e lavorazioni estranee al naturale ciclo produttivo. Imprese pulizie, pittori, impiantisti ecc...

I lavoratori della Ditta ospitante si trovano improvvisamente al fianco di quelli della Ditta ospitata senza conoscere i pericoli indotti. L’impresa ospitata si trova ad operare in un ambiente sconosciuto anche se non ostile.

I Servizi di Prevenzione e Protezione non sono in grado di riconoscere i nuovi fattori di rischio.

Niente panico c’è l’art. 7 del D.Lgs. 626/94.

Il datore di lavoro ospitante si farà carico di organizzare lo scambio di informazioni necessarie.

Le imprese amplieranno il proprio sistema immunitario adeguandolo ai nuovi pericoli e verrà organizzato un nuovo sistema di difesa collettivo.

Ci sono:

- una recinzione o comunque un limite fisico ben definito

- un’attività produttiva routinaria

- un Servizio di Prevenzione e Protezione organizzato e contestualizzato

- un impresa new entry anch’essa organizzata per un’attività ben definita

- un datore di lavoro principale (committente)

 

I Servizi di Prevenzione e Protezione sono adeguati a garantire salute e sicurezza negli ambienti di lavoro nella normale attività lavorative delle Imprese.

L’art. 7 del D.Lgs. 626/94 permette loro di gestire adeguatamente la particolare e temporanea condizione di affidamento all’interno dell’Azienda di lavori non rientranti nel ciclo delle lavorazioni dell’Azienda stessa.

 

Rispetto a tutto l’universo delle attività c’è una condizione particolare per non dire anomala: il cantiere, non a caso definito temporaneo e mobile.

Una realtà indubbiamente più complessa e difficile.

Le peculiarità sono:

- un committente, il padrone, che non sempre e non necessariamente è anche datore di lavoro.

- normale presenza di più imprese e quindi di più datori di lavoro di cui non sempre e non necessariamente uno riveste la condizione di datore di lavoro principale.

- contesto ambientale in continua evoluzione in rapporto al progredire dei lavori.

- condizioni operative ed attività lavorative diverse anche durante la stessa giornata.

- continua sovrapposizione di lavorazioni e frequente interferenza tra imprese.

 

In tali condizioni anche l’art. 7 del D.Lgs. 626/94 diventa insufficiente nei contenuti ed inapplicabile per l’assenza quasi sempre di un datore di lavoro primo tra pari .

Nasce il D.Lgs. 494/96 modificato dal D.Lgs. 528/99 ( numero di riferimento che utilizzeremo in seguito e che sta ad indicare l’originario 494, le successive modifiche appunto il 528, il decreto Biagi per il poco che ha apportato, il regolamento e cioè il DPR 222).

La situazione legislativa attuale finalizzata alla salute-sicurezza diventa quindi:

a)      Normative pre 1994;

b)      D.Lgs. 626/94 normativa generale per ogni attività;

c)      Normative di settore tra cui il 528/99 specifico per i cantieri;

d)      Regolamenti attuativi tra cui il D.P.R. 222/03 specifico per il D.Lgs. 528/99.

Due le novità essenziali della nuova normativa per i cantieri di cui la prima assoluta e ben più importante

1)      Corresponsabilità del committente

2)      Nuove figure professionali e cioè i Coordinatori per la sicurezza.

 

 

 

IL COMMITTENTE

 

 

Il fine ultimo di una attività è quella della produzione di un bene o della prestazione di un servizio e quindi della realizzazione di un utile per il datore di lavoro.

E’ vero che il bene avrà un suo acquirente o utente ma questo non ha nessuna influenza sulla fase produttiva che rimane tutta nella piena iniziativa e programmazione dell’imprenditore e quindi la catena di obblighi e responsabilità trova il suo punto apicale nel datore di lavoro.

Il fine ultimo di un cantiere è invece la produzione di un bene direttamente richiesto dal Committente utilizzatore che, stabilendone la natura , le modalità esecutive, la qualità, la dimensione, i tempi di realizzazione ecc., entra pesantemente nella catena produttiva condizionandola.

D.Lgs. 528/99 art. 2 comma 1 lett. B)

Committente: il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione. (omissis..)

Il Committente, pur non avendone le caratteristiche, è di fatto un imprenditore la cui iniziativa ha il fine ultimo della realizzazione di un bene di suo esclusivo interesse, fine che non viene raggiunto con la propria attività  ma con quella di altre Imprese.

Resta, in posizione intermedia, il fine del conseguimento dell’utile da parte dei datori di lavoro delle imprese esecutrici per mezzo delle proprie maestranze e, di conseguenza, in capo agli stessi permangono numerosi obblighi e responsabilità.

Il punto apicale si sposta però verso il committente che, in quanto regista/beneficiario dell’intera opera e sostenitore dei relativi costi, deve assumersi a sua volta una serie di obblighi e responsabilità.

E’ la grande novità del 528/99 che però si basa sempre sulla non negoziabilità contrattuale della salute-sicurezza; una volta individuati obblighi e responsabilità di un soggetto questi non potranno per nessun motivo essere trasferiti in forza di accordi contrattuali.

E’ bene mettere in memoria questo concetto che tornerà più avanti: nella catena Committente - Datore di Lavoro – Dirigente – Preposto – Caposquadra – Operaio, stabilito a priori il rapporto debito/credito in salute-sicurezza, tale rapporto rimane immutabile qualunque sia il rapporto contrattuale in essere tra i diversi soggetti.

Per dirla diversamente, ogni lavoratore sa che, all’interno del cantiere vanta un diritto di tutela ovvero un credito di sicurezza nei confronti di ognuno dei soggetti a lui sovrastanti e sa anche che ognuno di essi non potrà cedere ad altri la propria parte di debito.

Il datore di lavoro in Azienda ha le sue responsabilità nei confronti dei suoi subordinati derivante solo ed esclusivamente dalla sua condizione datoriale.

Il committente, nel suo cantiere, ha le sue responsabilità nei confronti dei vari soggetti derivanti solo ed esclusivamente dalla sua condizione di committenza.

 

Ipotizzare che il rapporto committente/manovale possa essere in qualche modo condizionato dal tipo di contratto sottoscritto dallo stesso committente equivarrebbe ad ammettere la possibilità di cessione (salvo delega) delle proprie responsabilità, cosa che, in tema di salute e sicurezza dei lavoratori non è in nessun modo permessa.

La salute e la sicurezza dei lavoratori non sono e non possono essere negoziabili.

 

 

I COORDINATORI

 

Il Committente, pur non avendone spesso le caratteristiche, è di fatto un imprenditore la cui iniziativa ha il fine ultimo della realizzazione di un bene di suo esclusivo interesse, fine che non viene raggiunto con la propria attività  ma con quella di altre Imprese.

 

Per l’attuazione o attivazione dell’art. 7 del D.Lgs. 626/94 è stato facile individuare nel datore di lavoro-committente il naturale riferimento organizzativo per le sue caratteristiche di imprenditore tenuto alla conoscenza di tutte le normative attinenti la sua attività.

Non altrettanto poteva essere richiesto ad un Committente, dalle caratteristiche più disparate ma che, il più delle volte, non ha né i requisiti dell’imprenditore né quelli di datore di lavoro.

 

E’ altrettanto vero però che i lavoratori in cantiere, pur operando per il beneficio economico del proprio datore di lavoro di fatto operano per la realizzazione del bene richiesto dal Committente in un rapporto diretto prestazione - beneficio

Nell’addebitare al Committente tutte quelle responsabilità legate a chi, con il lavoro altrui, intende raggiungere un proprio fine ma, riconoscendone allo stesso tempo l’obiettiva difficoltà a ricoprire ruoli non propri, il D.Lgs. 528/99 ha introdotto, nel sistema prevenzione – protezione, nuove figure a cui il Committente, almeno nelle condizioni meno semplici, può o è tenuto a ricorrere:

a)      Responsabile dei lavori

b)      Coordinatore per la progettazione

c)      Coordinatore per l’esecuzione

 

L’equipe Committente e/o Responsabile dei Lavori – Coordinatori diventa quindi di fatto quello che per l’Art. 7 del D.Lgs. 626/94 è il Datore di lavoro Committente.

 

 

 

J’ACCUSE (morti in cantiere)

Ho fatto un po’ di convegni in questi ultimi tempi.
Dato costante è la valutazione che, ad ormai dieci anni dalla Direttiva Cantieri, D.Lgs 494/96, non c’è nessun elemento che possa far pensare che si sia risparmiato almeno un morto ammazzato.
I pochi registrabili (se) morti in meno sono quasi sicuramente dovuti ad un naturale ammodernamento delle tecnologie applicate ai cantieri e non certamente all’azione combinata USL – Coordinatori in applicazione delle nuove normative.
Assolutamente nulla può far pensare ad un calo di incidenti che sia frutto di un miglior sistema organizzativo o di un diverso approccio ai temi della salute-sicurezza dei lavoratori nei cantieri.

Se così è, forse è ora che qualcuno si domandi e ci risponda sul perché una normativa specifica, pur teoricamente valida ed innovativa, abbia così clamorosamente fallito.
A scuola ci hanno insegnato che, ad una teoria esatta, deve poi conseguire un esperimento riuscito in laboratorio.
L’esperimento fallito comporta prima una rivisitazione della teoria poi la verifica della corretta traduzione pratica sperimentale.

La Direttiva Cantieri non ha avuto effetti concreti quindi è stata un esperimento fallito.
E’ sbagliata la teoria o l’applicazione?

Da chi di solito è dall’altra parte, dagli addetti ai lavori, siano essi legislatori, ispettori, relatori, sindacalisti ecc. non ho ancora sentito un giudizio in merito se non i soliti: ci vogliono più sanzioni, necessita maggiore presenza, abbiamo sottoscritto un protocollo, .......

Da più parti si invoca una maggiore presenza sanzionatoria da parte degli ispettori. E’ indubbio che ciò sarebbe un deterrente ma sarebbe ancora nella logica ante 494/96. Se fosse sufficiente non ci sarebbe stata alcuna necessità di emanare la Direttiva Cantieri, sarebbe bastato rafforzare il corpo ispettivo.

Nella convinzione che la Direttiva Cantieri sia una buona normativa (teoria esatta) anche se tutto è di per sé migliorabile (eccetto tram destinato solo a peggiorare), provo a dare la mia valutazione.

Con il D.Lgs 494/96 e seguenti si è voluto fare di più e meglio cercando di ottenere un effetto squadra che fosse anche una più equa ripartizione delle responsabilità in rapporto ai benefici che dal cantiere derivano a quanti coinvolti.
Il 494/96 e seguenti sono di facile comprensione e di logica applicazione.

Se questo è, l’errore deve essere ricercato nella trasposizione della norma ed è quindi d’obbligo il ritorno alla macchina cantieri.

Logica vuole che da quello che della normativa pre-494/96 non è stato modificato non ci sia da attendersi effetti maggiori di quanto non fosse prima.
C’era e c’è la responsabilità dei datori di lavoro, c’erano e ci sono gli obblighi di imprese, lavoratori e tecnici, c’erano e ci sono (fino a quando non diventeranno norme di buona tecnica) le normative che possiamo definire metriche o tecniche che andavano a definire o dimensionare tecnicamente, ai fini della salute.sicurezza, tutto quanto interessato alla o dalla evoluzione del cantiere (distanza dei ponteggi, altezza dei parapetti, periodicità delle verifiche, sistemi di protezione ecc.).

Le legittime aspettative trovavano la loro giustificazione solo da quanto di innovativo era stato apportato dalla nuova normativa.

Per la sua incidenza solo sull’aspetto giuridico tralasciamo l’approfondimento sul fatto che, dal D.Lgs. 626/94 in poi, cambia la filosofia di approccio all’obiettivo salute-sicurezza nei luoghi di lavoro. Si passa da una normativa come abbiamo detto sostanzialmente tecnico-metrica ad una basata più sull’organizzazione, programmazione, coordinamento e coinvolgimento con obbligo di risultato.
A parte questo, si individuano solo tre vere innovazioni:

1)Calcolo degli oneri di sicurezza non soggetti a ribasso contrattuale.
L’analisi su questo primo aspetto si apre e si chiude con una definizione:”una grande stronzata”.
Non l’ho ancora capito ed è del tutto ininfluente sia in positivo che in negativo, salvo far perdere tempo.

2)Forte spostamento della responsabilità verso la figura del Committente con allungamento e rafforzamento della catena delle responsabilità ad evitare che un anello debole potesse mettere in crisi l’intero sistema.

3)Nuove figure professionali quali i Coordinatori per la Sicurezza in Progettazione ed in Esecuzione, riconoscendo la naturale difficoltà del Committente ad assumersi responsabilità in settori a lui non propri.

Il coinvolgimento del Committente e la presenza dei Coordinatori erano i due pilastri portanti della Direttiva Cantieri, era l’antisismica della sicurezza.

Tutti e due sono stati clamorosamente disattesi.
Tutt’è due le novità risultano oggi, a nove anni dalla loro ideazione e nonostante l’approvazione del DPR 222 sui contenuti minimi dei piani di sicurezza, quasi completamente inefficaci perché sostanzialmente inapplicate.

Il Committente è stato fino ad oggi lasciato indenne. Volutamente, incomprensibilmente ed inopinatamente indenne.
Non è mai entrato nello specchio di attenzione degli organi di controllo. Basterebbe vedere le sanzioni ad oggi applicate.

La motivazione sempre la stessa: “che ne sa il Committente di come si fa sicurezza?”. Ed a rafforzare:”che ne sa la vecchietta che si rifà il bagno ....? “.
Sembra quasi che l’edilizia viva solo di vecchiette che si rifanno i bagni.

Il Committente italiano sa come condonare gli abusi edilizi, sia quelli fatti che quelli ancora da fare.
Sa benissimo lottizzare o farsi rendere lottizzabili le proprie aree.
Sa gestire perfettamente le proprie pratiche edilizie coordinando staff di tecnici e soggetti politici.
Sa mettere insieme: progettista architettonico, calcolatore delle strutture, geologo, direttore lavori architettonico e/o c.a., progettista impianto elettrico, progettista termico e collaudatore (dimenticato qualcuno?)
Gestisce contratti di appalto, elenchi prezzi e contabilità a volte senza neanche il supporto dei suoi tecnici.
L’unica cosa che non riuscirebbe a comprendere sarebbe la Direttiva Cantieri laddove dice che non può più realizzarsi un bene solo sulla responsabilità delle Imprese e sulla pelle degli operai?

Chi ha detto che deve conoscere le norme di sicurezza? Sarebbe come dire che deve saper progettare in zona sismica.
A lui è affidata la selezione dell’ingresso delle imprese in cantiere e la verifica che chi deve controllare controlli; entra solo chi ha il biglietto e, una volta in sala, tutti al proprio posto.
Sarà la pletora di tecnici che avrà messo insieme a guidarlo nel mosaico delle sue responsabilità.
Se avrà cominciato a risparmiare già nella loro scelta è molto probabile che rimarrà impantanato tra i mille pezzi del puzzle cantiere.

Ancora più incomprensibile il comportamento dei tecnici, anche perché auto castrante.
Al di là dell’obbligo morale e civile della salvaguardia della salute-sicurezza dei lavoratori, questa legge poteva essere un buon filone di lavoro. Utile alla categoria ed ancor più utile a chi lavora sul serio.
Cosa doveva essere il Coordinatore lo si è capito subito; basti vedere le tariffe per il ruolo di Coordinatore immediatamente proposte ed approvate dagli ordini professionali. Sono pressoché identiche a quelle della progettazione e della direzione lavori. Ovvio quindi il presupposto di un impegno simile se non pari.
Proviamo a fare due conti?
Un cantiere che vede la presenza media giornaliera di 4-5 persone è un cantiere da 500.000,00 € in un anno.
Per un cantiere simile la parcella degli ordini si aggira intorno ai 16.000,00 €. Più spese.
Un CSE a cui non manca lavoro sarebbe in grado di assicurare la propria presenza giornaliera per due ore al giorno su quattro cantieri.
Considerando che non sempre necessitano due ore pro die e spesso neanche la presenza giornaliera (vista anche la presenza attuale) si può supporre che un CSE potrebbe tranquillamente seguire sei cantieri/anno o in alternativa dedicarsi ad altre incombenze.
Sei cantieri simili significano un reddito di €. 96.000,00 (circa 50,00 €/ora) più spese, più nero.
So che siete abituati ad altri redditi ma è frutto di più ore di lavoro o di esecuzioni più approssimate.

La verità è che chi spende un miliardo del vecchio conio per costruirsi la villa deve mettere in conto trenta milioni per assicurarsi che nel suo cantiere non avvengano riti propiziatori a sangue umano. Se proprio si vuol essere scaramantici si può solo usare il vecchio sistema della gallina nera con il rischio di dover rispondere di crudeltà verso gli animali oppure di qualche monetina nelle fondazioni. La vita degli operai no.
Trenta milioni per assicurarsi che qualcuno passerà quasi giornalmente in cantiere a coordinare, organizzare, verificare, diffidare e ci rimane tempo anche per prendere il caffè con l’impresa seria. Non mi sembra una spesa.
Il coordinatore doveva essere il padrone del cantiere, il cane da guardia, il vigile dell’incrocio che decide e dispone e non avrebbe comunque esaurito tutta la responsabilità del datore di lavoro dell’impresa.

Invece.
Il progettista, man mano che nel tempo le normative hanno previsto l’inserimento di nuove figure professionali, ha sempre girato la richiesta al Committente: serve il geologo, serve il calcolatore, serve il progetto elettrico .....
Nel caso della sicurezza questo non è avvenuto. Potendo teoricamente svolgere anche questo ruolo, non ha inteso mollare l’osso e nel contempo non ha avuto né la voglia né la correttezza di raggiungere quella preparazione necessaria ed auspicabile per il nuovo profilo professionale.

Ho la presunzione di dire e non temo di essere smentito che non più del due per cento dei professionisti che assumono questo incarico hanno una preparazione tale da poter affrontare adeguatamente un cantiere.
Quando poi la preparazione possa pure ritenersi sufficiente, tali capacità vengono poi immediatamente annullate dai limiti delle parcelle spuntabili sul mercato che non permettono di dedicare al cantiere il tempo che sarebbe necessario.
Fin dal primo momento i professionisti si sono affiancati agli ispettori nell’azione manlevatrice del committente dalle responsabilità.
Prima avallando pre-incarichi all’entrata in vigore del D.Lgs.494/96 poi frazionando i lavori, sottovalutandoli nell’entità, ipotizzando assurdi affidamenti ad unica impresa.
Non hanno ritenuto opportuno sollecitare e sensibilizzare il committente allarmandolo sulla sua grave responsabilità, sempre identica con o senza coordinatore.
Spesso, per lasciare sonni tranquilli al Committente, si sono auto nominati Responsabili dei Lavori senza delega, senza incarico e senza parcella.
Comprensibile. Un Committente impaurito controlla, verifica, chiede spiegazioni e giustificazioni, rompe ed alla fine può anche realizzare l’incapacità del tecnico.

Non hanno sostenuto che la presenza del coordinatore è una garanzia e non una pastoia.
E’ successo di tutto e di più, meno che quello che doveva accadere.
Pacchetti tutto compreso; ti faccio la sicurezza ma ti limito lo sconto, tanto in cantiere ci devo andare. Il Piano? Una stampata di computer.
Si è vista la Circ. Min. che ha obbligato alla coincidenza delle figure professionali per contenere i costi. Non tutte; solo il Coordinatore perché è sulla sicurezza, cioè sulla pelle della gente che si può risparmiare.
Si sono visti incarichi con parcelle vergognose tanto poi in cantiere non ci vado e sono tutti più contenti. Il Piano? 20 euri di fotocopie e che Dio ce la mandi buona. Guarda caso il Padreterno, coadiuvato dagli ispettori, nella sua immensa misericordia, la manda quasi sempre buona. Quante contestazioni avete visto di quei piani fotocopia da parte delle USL?
Si sono visti i datori di lavoro intelligenti che hanno imparato subito, e non poteva essere altrimenti, a fare le fotocopie del primo POS redatto nel lontano 99, sempre quello sempre uguale.
Si sono visti i datori di lavoro meno intelligenti che non fanno neanche quello tanto il cantiere è così mutevole che tra l’entrata e l’uscita non c’è il tempo per la diffida.

In queste condizioni cominciamo a vedere i primi arretramenti.
Il tecnico tuttologo comincia a fare le interpretazioni.
L’ispettore si allinea: troppo complesso dipanarsi tra tante figure. Meglio confrontarsi con uno solo, il datore di lavoro dell’impresa appaltatrice. Più facile mettersi d’accordo. Se è piccola subisce, se è grossa è sempre disponibile. Al diavolo sub appalti, autonomi, committenti, coordinatori e quant’altro.
A nove anni dalle nuove normative stiamo a domandarci se il Coordinatore deve scrivere, se deve vedere, con chi deve parlare.
Nove anni dopo la sua invenzione il Coordinatore va in crisi esistenziale: cosa devo fare?
Dopo nove anni il professionista che ha accettato di non essere pagato, che ha scelto di non riprogrammarsi sul nuovo concetto di cantiere, che non ha ritenuto opportuno mettersi da parte e lasciar spazio a chi avesse avuto il coraggio o l’incoscienza di affrontare con serietà questo nuovo lavoro, questo tecnico tenta la ritirata cercando di sfrondare l’albero dei suoi obblighi e responsabilità.

Il tecnico, dopo nove anni che fa questo mestiere, pone con forza questa domanda: cosa deve fare il Coordinatore?
E’ troppo pensare che debba Coordinare?
E’ esagerato sostenere che Coordinare = mettere in ordine azioni e cose nello spazio e nel tempo?
E’ tanto lontano dal vero ritenere che azioni, cose, spazio e tempo siano tutti riferiti al cantiere cioè a tutto quanto avviene all’interno di quello spazio ben definito, delimitato spesso da una rete rossa o similare, sul quale un proprietario ha programmato la realizzazione di suoi interessi?

Chissà se per mettere in ordine azioni e cose nello spazio e nel tempo all’interno di un cantiere sarà necessaria una certa presenza?
Io penso proprio di sì, anche se non necessariamente ogni mattina alle sette insieme ai muratori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 DEL COORDINAMENTO

 

 

 

 

LA MATEMATICA, SCIENZA ESATTA

 

 

Posto “a”=”5”, risolvere la seguente espressione:  c = a+a+a.

Risoluzione:

c = 5+5+5 = 15 è esatto

c = 5+3+5 = 13 è sbagliato

cioè, se non vogliamo sbagliare, ogni volta che troviamo “a” dobbiamo sostituirlo con “5”.

 

Abbiamo già stabilito all’unanimità che in un cantiere dove ci sono l’Impresa Muratori appaltatrice e l’Impresa Ferraioli sub appaltatrice per conto dei muratori tutt’e due devono fare il POS.

 Quindi in quel cantiere, l’art. 13 comma 3: “Prima dell’inizio dei rispettivi lavori le imprese esecutrici trasmettono il proprio Piano Operativo di Sicurezza al Coordinatore per l’esecuzione”, si legge:

 “...... i Muratori ed i Ferraioli trasmettono il proprio POS al CSE”.

 

Abbiamo cioè posto, per quel cantiere, “imprese esecutrici” = “i Muratori ed i Ferraioli”.

 

Applicando correttamente la regola matematica per gli altri articoli:

 

-l’art.3 comma 8 a) si leggerà: il committente ....... verifica l’idoneità tecnico professionale dei Muratori e dei Ferraioli .......... (Letto così io non me la sentirei di consigliare il committente di non verificare l’idoneità dei ferraioli e cioè dei sub appaltatori.).

Perché si dovrebbe verificare l’idoneità dei sub appaltatori se non per autorizzarne o negarne l’ingresso in cantiere?

 

L’art. 2 comma 2 b) del DPR 222: il PSC contiene ........ ed a cura dello stesso coordinatore per l’esecuzione con l’indicazione, prima dell’inizio dei singoli lavori, dei nominativi dei datori di lavoro dei Muratori e dei Ferraioli e dei lavoratori autonomi

 

L’art.4 comma 5 del DPR 222 si leggerà: Il Coordinatore per l’Esecuzione integra il PSC con i nominativi dei Muratori e dei Ferraioli tenuti ad attivare:

-le scelte progettuali  ed organizzative .............

-le misure di coordinamento ..............

 Il CSE, previa “consultazione dei Muratori e dei Ferraioli” e dei lavoratori autonomi interessati, indica la cronologia di attuazione e le modalità di verifica.

(sottolineo consultazione dei Ferraioli)

 

L’art. 5  Comma 1) del 528: Durante la realizzazione dell’opera il CSE provvede a:

a) verificare con azioni di coordinamento e controllo l’applicazione da parte dei Muratori e dei Ferraioli..........

b)verificare  ...................  adeguare il PSC .................... valutando le proposte dei Muratori e dei Ferraioli dirette a migliorare la sicurezza in cantiere nonché verificare che i Muratori ed i Ferraioli adeguino i rispettivi POS.

(sottolineo proposte dei Ferraioli).

 

L’art. 31 della legge 109/94 comma 2 bis, si legge: i muratori ed i ferraioli, prima dell’inizio dei lavori ovvero in corso d’opera, possono presentare al coordinatore per l’esecuzione dei lavori di cui al D.Lgs. 14 agosto 96 n. 494, proposte di modificazione o integrazioni al piano di sicurezza e di coordinamento loro trasmesso dalla stazione appaltante .......

(risottolineo i Ferraioli possono presentare).

 

In sostanza non viene mai evidenziata una differenziazione del rapporto che deve essere tenuto dal committente e dal coordinatore per l’esecuzione nei confronti sia del Muratore che del Ferraiolo. Né viceversa.

 

Cosa devono fare il Committente ed il CSE potrà anche essere oggetto di discussione ma, se fossero tenuti a distribuire caramelle, CERTO E’  che devono distribuirle sia ai Muratori che ai Ferraioli e cioè sia agli appaltatori che ai subappaltatori, in parti uguali e senza consegne per interposte persone ad evitare che qualcuno mangi quelle degli altri.

 

Con una logica che non fa una grinza e che condivido in pieno, anche a nome e per conto di altri, dice però LINO AND EMILIO che, se una cosa viene fatta da uno, non deve essere ripetuta da altri, anche ad evitare confusione.

Quando il CSE va a distribuire le caramelle, i sub appaltatori hanno già ricevuto e mangiato, in base all’art. 7 del 626, le caramelle del datore di lavoro committente o sub appaltante. Non deve più distribuirle perché troppe caramelle fanno male.

LINO AND EMILIO ha cioè applicato l’art. 7 del 626/94 prima del 528/99.

Ma il 528/99 è legge specifica e successiva al 626/94 che invece è norma generale.

Il 528 è quindi preminente e va applicato per primo e per intero poi, dove non copre, si ricorre al 626.

Diventa vero allora esattamente  il contrario.

Sarà il datore di lavoro committente e sub appaltante che non potrà distribuire tutte quelle caramelle già distribuite dal CSE e dovrà mangiarsele, sperando che non gli facciano male. Dovrà cioè stare ben attento alla tentazione di ingerirsi in fatti che non lo riguardano.

L’ingerenza è la bestia nera del datore di lavoro anche perché non si capisce bene dove cominci e dove finisca.

 

La domanda è: le caramelle del CSE dovute per il 528 corrispondono in qualità e quantità a quelle previste all’art.7 del 626/94 ?

La risposta la daranno i magistrati quando avranno finito di interpretare, quindi aspettiamo.

 

SINTESI:

Il nodo credo sia tutto qui:

-Se è preminente il D.Lgs 626/94, si applica l’art. 7 ed il CSE non ripete quanto espletato dal datore di lavoro committente (sponsor Lino and Emilio).

-Se è preminente il D.Lgs. 528/99, il CSE fa quanto deve e l’art. 7 non ha più motivo di essere (sponsor io).

-Se l’art.7 ed il D.Lgs.528 sono due cose diverse si applicano anche tutte le parti non sovrapponibili (in cerca di sponsor).

 

Il concetto di “impresa esecutrice è ben chiaro nell’articolo del Dott. Soprani nella sua rubrica “Il Caso” su ambiente e Sicurezza. Esso è riferito all’obbligo di presentazione del DURC da parte delle imprese esecutrici ma è naturale l’estensione a tutto quanto nel D.Lgs.528/99 è riferito alle imprese esecutrici. Ciò è tra l’altro esplicitamente avallato con l’elencazione di tutti gli articoli e commi in cui tale termine è contenuto.
Soprani:
“tant’è che i cennati obblighi riguardano non tutte indistintamente le imprese coinvolte a qualunque titolo (contrattuale e non)nel cantiere,bensì le sole “imprese esecutrici ”,ossia le imprese che impieghino maestranze per l’esecuzione dei lavori.
Del resto la distinzione concettuale tra imprese appaltatrici e imprese esecutrici, presente in molte delle disposizioni del D.Lgs.n. 494/1996 (artt.2,comma 1,lettera f) e comma 6;3,comma 8;5,comma 1,lettera a)e b);9, commi 1 e 2;12,commi 1,3 e 4;13,commi 2 e 3;14,22),deve essere intesa,per ciò che attiene alla tutela delle condizioni di lavoro sotto l’aspetto prevenzionistico,in senso sostanziale (il solo rilevante nel diritto penale del lavoro): ciò che conta,insomma,non è tanto il dato formale dell’esistenza di un contratto di appalto il quale in estrema ipotesi potrebbe anche mancare bensì la circostanza concreta e verificabile,ancorata alla fattuale esecuzione dei lavori. Non a caso il D.Lgs.n.251/2004, intervenuto sulla lettera b ­ter) dell’art.3, comma 8,D.Lgs.n.494/1996,ha apportato la modifica dal singolare al plurale della locuzione “nominativo del ’impresa esecutrice dei lavori ”(ora «nominativo delle imprese esecutrici dei lavori »),così chiarendo inequivocabilmente che l’obbligo del Committente riguarda ciascuna impresa esecutrice.
E allora,tanto per fare un esempio, l’impresa cosiddetta “intermediatrice”, la cui funzione sia quella di subappaltare integralmente i lavori ricevuti in appalto, senza partecipare alla fase esecutiva dei lavori,deve ritenersi esentata dall’obbligo di consegna del Durc al Committente. Invero,questo tipo di impresa,non partecipando all’esecuzione dei lavori nel cantiere e non impiegando,dunque,proprie maestranze nella fase di realizzazione dell’opera, si sottrae per definizione agli obblighi di tutela previsti dalla normativa antinfortunistica e di igiene del lavoro, ed ai correlati profili di rischio professionale.”


 

 

Matty - 29/7/2003  

Il termine “ SCATOLA VUOTA”, termine per altro appropriato, potrebbe far pensare ad un appalto strano o anomalo.
Purtroppo i più grandi (per volume d’affari e presenza sul territorio) prefabbricatori adottano il sistema di gestione dei cantiere illustrato da capodarca.
Sono il primo, durante il lavoro in cantiere, a richiedere un intervento di coordinamento da parte dell’appaltatore principale ( prefabbricatore ) nei confronti dei propri subappaltatori ( che in genere sono sempre gli stessi ).
Ma, un conto è auspicare, un conto è sanzionare sulle ipotesi riportate.
Ovviamente non conosco molti particolari della situazione ma vorrei portare delle riflessioni sulla base delle attuali informazioni.
Poniamo il caso dell’affidamento dei lavori per la realizzazione di una villa di due piani più mansarda all’impresa “A” la quale subappalta la posa del tetto all’impresa “B” ma si mantiene in carico la corretta realizzazione delle opere di sicurezza collettive (ponteggio).
L’impresa B arriva in cantiere nel giorno concordato e non trova le opere di sicurezza installate.
Dato per scontato che tali opere dovevano essere in carico all’impresa A così come stabilito per contratto, l’impresa B si sente esclusa dall’applicazione delle norme a proprio carico e procede alle lavorazioni di competenza subendo un infortunio grave per caduta.
Per quest’infortunio a mio parere l’intervento di responsabilità deve essere totalmente attribuito all’impresa B, la quale prima di procedere alle lavorazioni doveva ricevere un’area di lavoro idonea allo svolgimento dell’attività.
In caso contrario avrebbe potuto installare le opere di sicurezza ed esporre i relativi oneri a carico dell’impresa A o rifiutarsi di svolgere il lavoro chiedendo un indennizzo per ogni giorno di fermo cantiere.
Ritornando al caso in esame, potrei individuare nell’impresa che ha svolto le fondazioni una negligenza per non aver lasciato l’area con il minimo di protezioni necessarie per svolgere le successive lavorazioni ( ferri non protetti ), ma all’impresa B l’aver iniziato le lavorazioni senza essersi interessata dell’ambiente e quindi dei rischi derivanti da tale ambiente lavorativo.
Nella posa di elementi prefabbricati, normalmente i punti lasciati al caso sono la posa del materiale traslucido dei lucernari ( materiale plastico, in rari casi vetro ) siano essi orizzontali che inclinati ( a seconda della copertura ), posa della guaina, posa della lattoneria.
In questo caso l’opera di coordinamento dell’impresa principale resta indispensabile in un’ ottica di pianificazione specifica delle varie fasi affinché siano omogeneamente inserite fino al completamento dell’opera stessa ( cosi come richiamato dall’ Art 21 e 22 Circolare Ministero del Lavoro n° 13/82.
Ma se il coordinamento all’interno di tale piano funziona ( non ho ancora avuto il piacere di trovare una pianificazione in tal senso ), il mancato apprestamento di talune protezioni concordate non dovrebbe ricadere all’impresa principale.
I datori di lavoro cooperano all’attuazione………… non verificano o controllano.
Nei montaggi di elementi prefabbricati notevole importanza la riveste il CSE il quale, avendo i POS in mano prima dell’inizio delle lavorazioni, qualora si accorgesse dell’incongruità dei piani o della loro inapplicabilità tecnica ( tegoli diversi o modificati quindi POS sbagliato ) dovrebbe agire per ottenere un corretto POS.
Certo, se il coordinatore si limita ad ottenere i POS e non li valuta sulla base del proprio PSC allora è un altro discorso………..
Mi scuso per la lungaggine dell’intervento ed in alcuni casi del leggero fuori tema, ma ho approfittato per sfogare il mio disappunto verso tutti quei prefabbricatori che valutano la circolare citata solo come un grosso fastidio e non come una corretta pianificazione arrivato 14 anni prima della 626.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18/8/2003  

L’art. 7 comma 1 prima parte, in forma estremamente chiara, dice che ci deve essere un datore di lavoro (soggetto della o alla 626), una sua Azienda (struttura fisica) un suo appalto/i all’interno della sua struttura fisica (presenza quindi di datore/i di lavoro soggetti della o alla 626 o lavoratori autonomi che al momento non ci interessano).
Per quali versi siete arrivati a concepire che ciò può essere esteso a qualsiasi rapporto tra Imprese sinceramente mi sfugge.
“Vocabolario: Impresa = organismo che coordina prestazioni di lavoro e strumenti adeguati per il conseguimento di finalità economiche”.
Può anche darsi che un sub entri a far parte dell’organismo ma non per questo nell’Azienda di quell’organismo.
Ligio al detto che il legislatore “quando volle disse, quando non disse non volle”, per quanto ne so, la norma si applica per quello che dice e non per quello che avremmo voluto dicesse.
 
La prima parte del primo comma può essere letta in un modo solo. Da qui non mi sposta neanche il magistrato a meno che non mi si dimostri che l’Azienda può essere anche qualcosa di diverso dalla struttura fisica e cioè dai locali dove i dipendenti del barista servono da bere. Il legislatore ha addirittura aggiunto una ovvietà “ovvero unità produttiva”; perchè non avrebbe aggiunto una precisazione essenziale quale quella di “ in ogni rapporto contrattuale di appalto”?

Il 626 regola tutti i settori di attività con dipendenti, impone il dvr ed in particolare la sua rielaborazione in occasione di modifiche al processo produttivo. Un appalto all’interno di un’attività in esercizio non modifica, scombussola il processo produttivo sia di chi appalta che di chi esegue.
Il dvr, alias pos, è un documento di esclusiva pertinenza e responsabilità del datore di lavoro che lo redige (per modo di dire visto che la redazione alla fine è nostra. Qui lavoriamo sul comodo).
Se tu fossi un ddl sub appaltatore dove attingeresti le notizie per il tuo dvr, direttamente alla fonte e cioè dal committente o, per interposta persona, dal d.d.l. che ti ha passato parte dell’opera?

Perché il 494 non ha modificato l’art. 7? Perché non c’era nessun motivo di farlo.
Il 494-528 si applica ad ogni cantiere comunque ed ovunque attivato; l’art. 7, in più, solo quando il cantiere, o meglio ogni tipo di appalto, è aperto all’interno di una attività.

Nessuno nega che l’art. 7 sia a tutti gli effetti vigente; sottolineo, ripeto sottolineo e insisto sul sottolineo che non c’entra niente con la condizione del sub appalto. Il tutto sottolineato.

Fatto morale: perché due Antonio che spalano lo stesso mucchio di sabbia nello stesso cantiere dovrebbero subire due processi (nel senso di procedimenti) di sicurezza diversi a seconda che dipendano da app. o da sub? Perché, se dovessero rimanere sotto lo stesso mucchio di sabbia, dovrebbero subire due processi (nel senso di processo) che potrebbero portare a conclusioni diverse?

Per andare all’alveo: è vero che l’appaltatrice determina chi debba eseguire quella particolare lavorazione ma lo determina a monte, non alla giornata. Primo deve chiederne l’autorizzazione al committente che, per valutarne la idoneità tecnica ed autorizzarlo deve sapere chi, dove, come e con che verrà eseguita quella lavorazione, secondo deve inserirlo nel pos e comunicarlo al CSE.

 

Ad un matrimonio gli sposi invitarono un parente un po' largo e lontano, di quelli che si rivedono solo ai matrimoni appunto ed ai funerali.
Il parente largo, felice come una Pasqua Tibetana, si affrettò a ringraziare ma: "Non ho la macchina, dovrei trovare qualcuno che mi porti"; "Trova un amico che, tanto, c'è posto per tutti. Mamma non vede l'ora di rivederti."
Il giorno del sì il parente arrivò con un Present Out Series (in gergo country: P.O.S.); un bel regalo riciclato, di quelli che tanto non ha mai visto nessuno.
L'amico invece con un presente così, tanto per non andare a mani vuote.
A tavola effettivamente posto c'era ma mancava piatto e calice.
Un cameriere, tutto tirato a lustro da sembrare un ingegnere se non addirittura un architetto, si prodigò a riempire abbondantemente il piatto del parente che era però largo in tutti i sensi, genealogicamente e fisicamente.
Il vettore cercò all'inizio di sbocconcellare qualcosa dal piatto dell'amico ma poi, non potendo neanche bere, rinunciò.
Più tardi la traduciamo. Forse.



Io, CSE, a quel punto convoco tutti e due i d.d.l. ed a tutti e due do le disposizioni che riterrò opportune perché non sta scritto da nessuna parte che il CSE si debba rapportare “solo” con l’impresa appaltatrice. E’ una vostra interpretazione che, anche se non ve ne può fregar di meno, non condivido né in via di diritto né in via di convenienza pratica ai fini dell’obiettivo e della semplificazione o efficienza del nostro lavoro.
Se devo comunicare che un certo giorno bisogna uscire dall’alveo per l’apertura di una diga, sto più tranquillo se l’ho detto a tutti e due, anzi, pure agli operai.

Vediamo in concreto come mi comporterei nel caso specifico, poi mi farete le correzioni, ma non sanzionatemi come ha fatto la USL per “insufficiente” coordinamento, ditemi quanto mi manca per la sufficienza ed a quali domande non ho saputo rispondere.

Condizione di partenza: scavatorista sub appaltante sopra, operai sub appaltatore sotto.
1)I lavori sono diversi e quindi separabili: lo scavatorista sistema gli argini gli operai riempiono cestoni. Io, CSE, dividerei a monte ed a valle i due interventi. Ma l’avrei fatto anche se l’impresa fosse stata una sola. Comunico ai DUE d.d.l. (meglio insieme che separati) tale disposizione che, d’altronde sta già nel PSC. Le due imprese devono solo aver ben capito e riportato sul pos i loro tempi e luoghi di intervento. Se non si parlano è meglio, per non indurre in tentazione.

2)Per motivi spazio temporali non è possibile mandarli a monte ed a valle. Io, CSE, ordinerei sistemi di protezione adeguati stabilendo a carico di chi ed il loro costo. Omino con trombone, tettoie parasassi, fisica separazione tra braccio ed operai, perché no, lunghezza massima del braccio ecc. Ma l’avrei fatto anche se l’impresa fosse stata una sola. Comunico ai DUE d.d.l. (assolutamente insieme) tali disposizioni che dovranno essere riportate sui pos. Eventualmente uno dirà come realizzerà le protezioni, l’altro dirà che non inizierà le lavorazioni se non avrà verificato la loro efficienza e chi dovrà verificarla.

3)Il lavoro è unico e non separabile: lo scavatorista sistema l’argine mentre l’operaio fa assistenza controllando le pendenze, accostando i materiali, regolarizzando a mano il fondo dello scavo.
I rischi sono specifici delle lavorazioni. Io, CSE, dopo aver comunicato ai DUE d.d.l. le previsioni del tempo ed eventuali altre disposizioni di carattere generale, pretenderò che sul pos, in documento unico o separato ma coincidente, sia ben evidente la valutazione del rischio dovuto alla presenza dello scavatore, del rischio conseguente per l’omino a valle, delle informazioni e disposizioni di sicurezza impartite così come sarebbero dovute esserci se fossesi (madonna s’è brutto) trattato di unica impresa.
Se nei P.O.S., alias D.V.R., delle due ditte questa circostanza non fosse riportata ben evidente la eventuale contestazione non sarebbe riferibile all’art. 7 commi che volete, ma alla mancata attuazione dell’art, 4 comma 7 sanzionata all’art. 89 comma 1. Questo per restare nel 626. Nel 528 dovremmo invece contestare la mancata attuazione dell’art.9 comma 1 lett. c.bis sanzionata all’art. .... Toh!, la mancata predisposizione del P.O.S. non è sanzionata. Bastasse la sanzione al D.V.R.?
Due aspetti paralleli o coincidenti si sanzionano da una parte sola.

Un altra cosa nel 528 non è sanzionata: l’insufficiente coordinamento o cooperazione tra d.d.l. tanto invocato al comma 2 dell’art. 7. Anzi, escluso un en passant nell’art.8, di questo nel 528 non si parla proprio.
Altro parallelo? Penso proprio di no.
Se il rispetto di una nuova condizione impedisce il rispetto di una condizione precedente, questo inadempimento non può essere sanzionato.
Poniamo il caso che il pensionato appalti direttamente e separatamente muratore ed elettricista. Niente sub appalti. Se nel caso dei sub appalti avete pensato ad un d.d.l. committente anomalo cioè il sub appaltante, qui, a meno che non ve la sentiate di elevare a rango di datore di lavoro il pensionato, di d.d.l.c. neanche l’ombra. Ritorniamo ancora al comma 2 dell’art. 7 se elettricista e muratore non si coordinano? Questo benedetto comma 2 non sarà mica buono per tutte le feste, dal battesimo al funerale?
O, visto che il 528 non ne parla, non serve più coordinamento tra le due imprese e non se ne parla più?
Perché due imprese dovrebbero coordinarsi se in rapporto di sub appalto, coordinarsi anche senza sub all’interno del bar sotto soglia, coordinarsi ed essere coordinate sempre dentro al bar sopra soglia e, invece, non coordinarsi dentro l’appartamento del pensionato?
O, per contro, perché in questo caso dovrebbe essere condizione sufficiente il Coordinamento del CSE e negli altri casi no?
Il 528 ha inventato i CSP e CSE elevando in importanza e qualità il coordinamento e la cooperazione ed affidando a tali figure specifiche quello che prima era riservato ed obbligato all’azione autonoma dei (tutti) d.d.l., sempre e solo all’interno di attività in esercizio.
Il doppio coordinamento, in autonomia di imprese per il 626 e con il CSE per il 528, non è pensabile perché porterebbe a situazioni di possibile contrasto e produrrebbe solo confusione come dice, mi pare, Lulu.
Perché non è stato eliminato il comma 2 dell’art. 7? Semplice e per più motivi.
-Intanto permangono situazioni al di fuori del 528 in cui si ritorna all’art. 7 pieno.
-Il mancato Coordinamento tra imprese non può più essere contestato al d.d.l. che in forza di una normativa superiore non è più autonomo ma soggiace al coordinamento del CSE per cui non può più prendere nessuna autonoma iniziativa.
-L’impresa che nel 528 non si adegua alle disposizioni di coordinamento del CSE, su iniziativa di questo, fa le valigie e torna a casa. Se il committente non lo spedisce a casa, vi piaccia o non vi piaccia, siamo tutti ispettori. Non è sufficiente?

 

 

 

 

 

 

 

 

Lulu 

15/11/2003  

 

Scusate mi sono perso il convegno.
Ne è davvero venuto fuori che il coordinatore non coordina le imprese subappaltatrici?
Grazie

 

Capodarca 

19/12/2003   

 

Ricoominciaaamoooo

“La sicurezza nei cantieri” di Pierguido Soprani, l’editore si sa.
Pag. 300, centro pagina:

“L’art. 7, comma 2 del citato decreto legislativo (626 n.d.r.), relativo agli obblighi di cooperazione e di coordinamento, invece non si applica (ed è stato dunque eliminato nel testo attuale dell’art.9, comma 2, del D. Lgs. N. 494/1996); prevale infatti la disposizione (più) “specifica” dell’art. 5, comma 1, lettera c) del D.Lgs. n. 494/1996, che fa rientrare peraltro tale obbligo nei compiti del Coordinatore per l’esecuzione dei lavori, così esonerandone l’impresa.”
F.to Soprani.

Chiaro? L’art. 7, comma 2 del 626, in presenza di Coordinatore non si applica. Punto.
Non dice: quando c’è il coordinatore l’art. 7 comma 2 non si applica salvo che ....
Nessun altro riferimento ad appalti e/o sub appalti, esecutrici e/o sub esecutrici, né qui né altrove.

1)Per andare a Castel S. Pietro vi siete alzati presto e la capacità di intendere e di volere risultava compromessa.
2)Il Dottore ha cambiato idea e sta disponendo il ritiro della sua pubblicazione sull’intero territorio nazionale (oltre a restituirmi la somma indebitamente percepita).
3)Il Dottore, nella sua opera, si riferiva solo al Coordinamento di primo livello di Ingmangiana memoria. Non essendoci nessun riferimento alla condizione di sub appalto, notoriamente incidente per più del cinquanta per cento nella realtà dei cantieri, la prossima edizione sarà titolata:
“Il cinquantapercento della sicurezza nei cantieri – l’altra metà leggetela da Ingmang”.

Quale delle tre?

Le leggi possono essere ingiuste ma hanno sempre una loro logica. Difficilmente sono sbagliate e basta.
Le domande sono sempre quelle: ”Perché, trattando di sicurezza, una legge generale 626/94, una specifica 494-528, un regolamento attuativo 222 non hanno dedicato una sola riga al rapporto appalto – sub appalto?
Perché uno dei massimi esperti che fa una pubblicazione specifica sulla sicurezza nei cantieri si dimentica di mezzo cantiere dopo aver trattato ampiamente del lavoratore autonomo sub affidatario fino alla finezza che un datore di lavoro (quindi con dipendenti) che dovesse intervenire in cantiere da solo senza operai sarebbe ad esso equiparato?”
Eppure è più che noto che i sub appalti incidono per più della metà nelle esecuzioni (anche capitali) dei cantieri e sono una delle maggiori cause degli infortuni in cantiere. Dov’è la logica?

Anche la risposta è sempre quella: “ i legislatori hanno ritenuto che il rapporto contrattuale per il quale una impresa giustifica la propria presenza in cantiere (app. o sub) non può in alcun modo differenziare il diritto di tutela di cui sono destinatari e beneficiari tutti i lavoratori per il solo fatto di essere tali.

Per dirla all’incontrario: tutti i lavoratori dipendenti, per il solo fatto di essere tali, sono titolari nello stesso ambiente dello stesso diritto di tutela indipendentemente dal rapporto contrattuale instaurato dai rispettivi datori di lavoro; la cosa non sarebbe garantita se sottoposti a regimi procedurali di sicurezza differenziati.

Per dirla con un esempio: ad un incrocio senza vigile gli automobilisti si coordinano tra loro secondo codice della strada; se il traffico si complica ci si mette il vigile che coordina tutti, compresi biciclette e pedoni; se vuole può anche dare la precedenza a sinistra purché prima fermi la destra. Non è pensabile che nello stesso incrocio, con vigile e semaforo, gli automobilisti siano tenuti a rispettare le indicazioni del vigile mentre i ciclisti continuano a rispettare la segnaletica semaforica. Che il vigile ed il semaforo possano essere sempre e comunque perfettamente sincronizzati è molto remoto”.
Proprio come giustamente sostenuto dal magistrato a pag. 300, se nel frattempo non ha cambiato idea.

Un po’ di cinismo: la scala mobile, l’art. 18, il diritto di sciopero, la pensione. Vogliamo lasciare agli operai almeno il diritto ad essere ammazzati “tutti allo stesso modo”?

 

 

 

Chiara

19/12/2003 


Splendido il paragone dell'incrocio e dei vigili!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capodarca

19/12/2003


fine pag. 267 - inizio pag. 268
"La lettera c) ...... è la naturale trasposizione del modello delineato, in ambito aziendale, dell'art. 7 del D.Lgs. 626/94. ....." F.to Soprani.
L'art. 7 è stato trasposto con naturalezza, che manco se ne è accorto. Che è stato trasposto a fare se poi si ritorna al 626?

Ripeto la domanda:"L'art. 7 comma 2, in presenza di coordinatore, può essere contestato dalla USL?"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capodarca

22/12/2003


La domanda iniziale di questa gran bella storia, traducendo la formulazione, era:
1)ritenete applicabile l’art. 7 comma 2 nei cantieri dopo l’entrata in vigore del 494 ed in presenza di coordinatore?

2)Se si, ritenete corretta l’applicazione fatta dalla USL nei casi specifici?

Alla prima domanda il Dott. Soprani, dopo aver chiesto il mio parere, ha detto “no”. Ed il discorso è bello e chiuso. Voi che dite?

Se poi il Dott. Soprani avesse nel frattempo cambiato idea, avrebbe sicuramente ragione Lui essendo suo il diritto di ultima parola; allora ecco due sentenze di corretta applicazione del D.Lgs. 626 art. 7 comma 2:

1)Dott. Fimiani: Nel caso di affidamento di lavori in appalto si vedano:
Sez. IV, sent. n. 31459 del 20-09-2002 (ud. 03-07-2002), Zanini ed altro (rv. 222341):" Nel caso di affidamento in appalto di lavori all'interno dell'azienda, la cui esecuzione é di tale natura da porre in pericolo la incolumità non solo dei dipendenti dell'appaltatore ma anche di quelli del committente, l'art. 7 del D.Lgs 19 settembre 1994 n. 626 impone a quest'ultimo, non solo di fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici ogni qualvolta affidi un determinato lavoro all'appaltatore (a nulla rilevando che abbia fornito quelle informazioni in precedenza), ma anche di cooperare con l'appaltatore nell'apprestamento delle misure di sicurezza a favore di tutti i lavoratori, a qualunque impresa essi appartengano. Tuttavia, la cooperazione non può intendersi come obbligo del committente di intervenire in supplenza dell'appaltatore tutte le volte in cui costui ometta, per qualsiasi ragione, di adottare misure di prevenzione prescritte a tutela soltanto dei suoi lavoratori, risolvendosi in un'inammissibile ingerenza del committente nell'attività propria dell'appaltatore. Ne consegue che l'obbligo di cooperazione imposto al committente é limitato all'attuazione di quelle misure rivolte ad eliminare i pericoli che, per effetto dell'esecuzione delle opere appaltate, vanno ad incidere sia sui dipendenti dell'appaltante sia su quelli dell'appaltatore, mentre per il resto ciascun datore di lavoro deve provvedere autonomamente alla tutela dei propri prestatori d'opera subordinati, assumendone la relativa responsabilità".

2)Dott. Soprani: Appalto e subappalto: Cass.pen. sez IV,3Febbraio 2003, n. 4781 (Coco)
"Infortunio sul lavoro - Mancato uso di dispositivi di protezione individuale - Consegna dei dispositivi di protezione dal sub appaltante ai dipendenti del subappaltatore - Atto di ingerenza - Valutazione - Non è tale.

Nota del magistrato (in sintesi): con la sentenza annotata, la corte di cassazione ha valutato la problematica conseguente alla messa a disposizione, da parte di un impresa subappaltante, di dispositivi di protezione individuale in favore dei dipendenti dell'impresa subappaltatrice. Chiamata a stabilire se detta condotta si risolvesse in atto di ingerenza idoneo, in caso di infortunio, a ritenere estesa la responsabilità anche al fornitore dei DPI, la S.C. si è espressa in senso negativo, per le ragioni di seguito espresse.
In fatto, il capo cantiere del subappaltante aveva messo a disposizione dei dipendenti della subappaltatrice cinture di sicurezza delle quali erano sprovvisti; nonostante ciò un dipendente della sub, mentre eseguiva lavori in altezza senza l'utilizzo di tali dispositivi, rovinava al suolo procurandosi gravi lesioni.
...............
La sentenza in esame è in linea a quell’indirizzo giurisprudenziale in base al quale “l’ingerenza rilevante (...) non si identifica in qualsiasi atto o comportamento posto in essere (...) ma deve tradursi in una attività di concreta interferenza sul lavoro altrui tale da modificare le modalità di svolgimento e da stabilire, comunque, con gli addetti ai lavori un rapporto idoneo ad influire sull’esecuzione degli stessi”
La circostanza della mera messa a disposizione dei dispositivi di protezione individuale non è stata pertanto ritenuta dalla cassazione sufficiente ad innescare un meccanismo di auto assunzione di responsabilità. F.to Soprani.

No comment.

 

 

Capodarca

31/12/2003 


Dice catanga: "Ciascun automobilista guida la propria macchina e non dipende dagli altri automobilisti che si ritrovano a transitare all'incrocio.
In un cantiere non è così. I subappaltatori dipendono dall'appaltatore."

Gli autisti guidano la propria macchina, i datori di lavoro guidano la propria impresa.
Le macchine si ingroppano all’incrocio, le imprese si ingroppano in cantiere.
I vigili evitano gli ingroppamenti all’incrocio, i coordinatori in cantiere.

Le imprese sub appaltatrici non sono il rimorchio dell’autotreno o la roulotte attaccata al mercedes, ma sono macchine con proprio autista.

Anzi, spesso sono inaffidabili e senza freni. Sarà meglio starci ancora più attenti.
Il lavoratore autonomo invece è un rimorchio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capodarca

2/1/2004 


Non è bello rispondere ad una domanda con un altra domanda ma è d'obbligo:
In un cantiere ci sono tre imprese APPALTATRICI direttamente commissionate dal committente, edile idraulico elettricista.

Se il CSE organizza ....... (non ha quindi un obbligo di risultato), chi è il soggetto che gestisce operativamente quanto definito prima?

RISPOSTA

Se, a seguito di sub appalto, l'edile diventa edile più ruspista (impresa)per me diventano semplicemente quattro imprese e qualsiasi possano essere le risposte alle tue domande prima era "x tre" dopo è "x quattro".

Per te invece diventa "x tre + qualcos'altro".

Non mi sembra nè più facile, nè più giusto e, ovviamente, neanche coperto dal 528.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capodarca

2/1/2004 


Scusa Lino, forse voi siete un po’ condizionati dall’operare principalmente negli appalti pubblici.
I miei cantieri di NORMALE APPALTO partono sempre in questo modo.
Nessun edile acquisisce mai l’appalto compreso l’impianto elettrico e/o idrico, riscaldamento ecc.
D’altro canto un cantiere NORMALE di tuo riferimento (un committente ed un appaltatore) non vedrebbe neanche la nomina del Coordinatore che verrebbe nominato solo al verificarsi del sub appalto.
1)Non mi pare che il 494 abbia prospettato tale ipotesi come normalità bensì in sub ordine e dettando le conseguenti modalità di gestione.
2)Se, nel caso, il coordinamento dovesse comunque restare di esclusiva pertinenza dell’appaltatore, a che pro la nomina del contestuale CSP/CSE, per scrivere cosa e per coordinare cos’altro?
3)Sarebbe un’ottima soluzione per un committente senza problemi di spesa; si appalta in unico corpo pur nella certezza che le opere tecniche dovranno essere cedute in sub appalto; costa qualcosa di più ma si eliminano tante rogne da 494.

La trasformazione, per i cantieri, dell’art. 7 del 626 in D.Lgs. 494/96 che lo sostituisce interamente, nasce dalla constatazione che, generalmente, trattasi di opera complessa che necessita del contributo di più imprese; a volte tra loro indipendenti ed a volte no, comunque ognuna con i propri rischi professionali. Questo senza per contro la presenza di un datore di lavoro committente (ad esclusione di cantieri aperti all’interno di aziende in attività e tralasciando il concetto irrisolto di unità produttiva) capace di gestire la sicurezza in forza della sua esperienza imprenditoriale e per mezzo dell’art. 7 del 626.

**Il D.Lgs. 494/96 e s.m. si applica nei cantieri in sostituzione e non ad integrazione del D.Lgs. 626/94 e s. m. F.to Soprani**
**Nel caso in cui vi sia il Coordinatore, il D.Lgs. 494/96 diventa a tutti gli effetti un’analisi puntuale degli argomenti riportati all’art. 7 della 626, disegnando un modello di organizzazione del lavoro che proietta nell’area di cantiere i fattori di rischio professionali propri dell’impresa. F.to Soprani.**

I NORMALI cantieri partono con più appalti (classico per me: edile, elettricista ed idraulico).
In corso d’opera tali appalti possono frantumarsi “solo” con il consenso del committente.
Nei miei contratti di appalto (salvo non sia diversamente previsto in partenza) c’è sempre scritto “è fatto divieto di concedere in sub appalto, anche parziale ...”; se è un contratto per un sub appalto c’è sempre scritto “è fatto divieto di concedere in ulteriore sub appalto, anche parziale ...”.
Se come committente, a richiesta, derogo da tale condizione, ai fini economici posso ricontrattare quel che mi pare e quindi far permanere sull’appaltatore la responsabilità della qualità dell’opera, ai fini della sicurezza c’è il 528 e non si deroga.
Nel pubblico, pur non essendo la mia specialità, l’appaltatore può dichiarare in sede di gara l’intenzione di concedere in sub appalto ma solo fino ad un massimo prestabilito ed in quell’ambito non può essergli negato. Ciò non esclude comunque che l’Ente appaltante debba verificare l’idoneità delle future sub appaltatrici.
Come in ogni modifica in corso d’opera, anche in tema di sicurezza, al variare delle previsioni di piano se ne prende atto: si abbandona il vecchio progetto per la parte interessata dalla modifica, si organizza e si esegue il nuovo.

E' più facile, è più giusto ed è coperto dal 528.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capodarca  

8/1/2004  


Mi sembra che ci siamo accaniti sul 494 mentre ancora non è del tutto acquisito il 626 (notate la delicatezza dell’uso mi sembra).
Pensare di mettere il 494 sopra il 626 senza prima averlo digerito è come mettere l’amatriciana della moglie sopra al pesce fritto della fiera senza poter confessare di aver già mangiato.
Si sbolla solo col motopico.

 

Ho colto due affermazioni del tuo ultimo intervento (credo che sei uno di quelli che l’ha digerito).
1)L'art. 7 del 626, infatti si rivolge ad una precisa qualificazione giuridica del destinatario della norma che è il "Datore di Lavoro", il 494 si rivolge invece al "Committente" che può non essere il datore di lavoro.
2) Quindi mai, in nessun momento l'art. 7/626, in presenza di lavorazioni reciprocamente
pericolose, può essere disapplicato nei confronti del Datore Di Lavoro.

La seconda: non sempre le lavorazioni appaltate o sub appaltate sono reciprocamente pericolose, proprio come sostiene il Dott. Fimiani.
Di questo, restando all’interno dell’art.7, deve comunque tenersi conto; condizione assoluta.
(Tornando al problema di partenza l’impresa sub appaltante non aveva nessun dipendente in cantiere quindi non c’era reciproco pericolo).

La prima: mi ha ricordato una inaspettata imprecisione o confusione di IGOR che rispondeva ad un collega alle prese con una esposizione museale della quale non ho ben capito la completa natura dei lavori appaltati.
La presenza o meno di un datore di lavoro e dei suoi dipendenti non ha nessuna efficacia sulla applicabilità o meno del 494; ne ha solo su quella dell’art. 7/626.
Unica condizione per stabilire se si è in regime di 494 è la natura dei lavori da appaltare che devono rientrare nell’elenco dell’allegato I. Se ci sono quei lavori c’è SEMPRE cantiere, indipendentemente dall’entità degli stessi.
Stabilito che i lavori rientrano in tale elenco, il cantiere è qualunque luogo essi si effettuino (art.2 comma 1 lett.a).
“Qualunque luogo” significa “qualunque luogo” quindi indifferentemente strada, piazza, museo, ospedale, azienda.
Se c’è un cantiere c’è SEMPRE il 494 (art.1 comma 1), se c’è l’azienda con il datore di lavoro c’è l’art. 7/626.

Poniamoci la ristrutturazione di un’ala dell’ospedale di tuo riferimento. Appalto “IMPRESE” per opere edili ed elettricista, lavori sopra i 200 ug.
Il proprietario dell’ospedale è datore di lavoro ed ha gli infermieri a spasso per il corridoio. La sua bibbia di riferimento è il 626. La presenza delle appaltatrici lo obbliga all’art.7.
E’ anche committente del cantiere e la sua bibbia di riferimento è il 494 con tutto quanto ne consegue. (ricordiamoci, l’hai detto tu, che il committente può non essere datore di lavoro, ne consegue, lo dico io, che non dovrebbe interessargli nulla del 626. Ci servirà dopo).
Che si fa?
In quanto committente dà attuazione all’art.3 comma 8/528 “verifica l’idoneità ....”.
In quanto datore di lavoro dovrebbe attivare l’art. 7 comma 1 a/626 “verifica ... l’idoneità ...”.
Il 494 non dice niente ma non penso che qualcuno vorrà fare due volte la stessa cosa.
L’art. 7 comma 1 lett.a va a farsi friggere.
Poi nomina il CSP e fa fare il PSC (compresi, ti ripeto, rischi biologici,chimici,radiologici). Qui il 494 è esplicito nella dichiarazione di alternatività, art. 9 comma 2 “il PSC, il POS ecc. sono adempimento dell’art. 7 comma 1 b del 626” che, a sua volta, va a farsi benedire.
NOMINA il CSE che svolgerà azioni di coordinamento e controllo. Il comma 3 dell’art.7 “il d.d.l. committente PROMUOVE la cooperazione e controllo ...” è cotto.
Dice poi in sostanza Soprani che il CSE, dando attuazione all’art.5 comma 1 c/528 di fatto esonera le imprese dallo svolgere quanto previsto all’art. 7 comma 2/626, verificandosi in caso contrario una sovrapposizione di coordinamento sicuramente superflua se non conflittuale.
Io concordo e, per quanto mi riguarda, l’art. 7 è completamente bruciato.
Ci volete far ritorno nei casi di sub appalto ?
Se l’elettricista chiedesse di sub appaltare la filo diffusione?
Per me, se l’ospedale acconsente, prima si giocava in tre (ospedale, muratore ed elettricista), dopo si gioca in quattro. Se le regole del gioco sono sufficienti bene, se no se ne scrivono delle altre.
Pensate che il Dott.Soprani intendesse riferirsi al solo primo giro di appalti e si sia dimenticato dei sub appalti ? Fate voi.
E se il muratore chiedesse di sub appaltare il montaggio delle porte alla fine, quando tutti se ne sono andati?
Come si fa l’art. 7?
Nei confronti del falegname, l’ospedale fa l’art.3 comma 8/528 (l’abbiamo dichiarato tutti più volte che va fatto anche nei casi del sub appalto), il muratore fa lart.7 comma 1 a/626 (possono anche tra loro compatirsi).
Il comma 1 b non si fa per espressa dichiarazione del 494 una volta pervenuti PSC e POS.
Il comma 2 chi lo fa? Non il muratore che non ha più personale in cantiere e non è reciprocamente coinvolto (lo avete detto tu e Fimiani). Lo faranno eventualmente il falegname e l’ospedale; quest’ultimo si troverebbe a coordinare l’appalto con il 494 ed a coordinarsi per il sub appalto con il 626 (senza coordinatore visto che per il 626 questa figura non esiste). Può essere.
Ed il comma 3? Chi è il datore di lavoro committente?
“Lapalissiano, (mi hanno risposto alla USL) è il muratore”.
Quindi il muratore promuove il Coordinamento tra il falegname e l’ospedale per lavorazioni in cui lui non viene più coinvolto.
Il padrone dell’ospedale starebbe ad attendere la promozione del coordinamento da parte del muratore suo appaltatore, magari facendosi rimandare indietro il PSC, così ne prende visione. Ma mi fate il piacere?!

In caso di lavori sotto soglia, non attivandosi alcune condizioni alternative, si ritorna a gestire gli appalti secondo l’art.7/626; ma il comma 1 a, per esempio, rimane sostituito dall’art. 3 comma 8 + Biagi.
Preoccupante è quanto successivamente sostenuto dal Dott. Soprani secondo il quale mia moglie, casalinga e committente, in caso di lavori sotto soglia, dovrebbe gestire il cantiere secondo l’art. 7/626 pur in assenza di quei requisiti di datore di lavoro così come normalmente intesi e definiti. Cioè nella condizione che tu sottolinei che il committente può non essere datore di lavoro.
Se così fosse, sarà bene cominciare a consigliare la nomina dei coordinatori anche per i lavori sotto soglia. Costerà un po’ di più, ma ......

Per ultimo ritengo che nel caso di un cantiere interno ad una azienda non sia mai verificabile la condizione di unica impresa in quanto l’art. 3 comma 3 parla di “presenza di più imprese” e non di appalti a più imprese. La contestuale presenza dell’impresa del committente con i suoi dipendenti e di una impresa appaltatrice realizza sempre la condizione di “presenza di più imprese”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capodarca 

8/1/2004  


IGOR: rilevi giustamente la “........ strana coincidenza ......” e non è l’unica.
Permettimi una domanda: se qualcosa del 626 è stato trasportato nel 494, perché vuoi rimanere nel 626? Per tutto quanto è stato riportato o modificato, si sta di qua. Per quello che non è stato trasportato o modificato, si sta di là.
Questo dovrebbe essere il senso di quel “resta valido il 626 fatte salve ...”.
Cosa è stato portato o modificato di qua? Fai tu.

Non ho capito la differenza che lasci supporre tra datore di lavoro ed imprese.
Per Soprani mi sembra di capire che sono coincidenti. L’impresa è sempre data da un datore di lavoro con dipendenti mentre il lavoratore autonomo non ha dipendenti. Arriva ad equiparare a quest’ultimo anche il datore di lavoro nel caso intervenga in cantiere col proprio lavoro senza truppa.

FEDONE: ottima analisi fino al concetto di lana caprina. Talmente facile! Purtroppo però poi bisogna pettinarla.
Al momento dell’inghippo bisognerà dimostrare di averla pettinata nel verso giusto.

CATANGA: il Coordinatore organizza. Come si fa a non essere d’accordo?
Il problema è fino a dove deve spingersi l’organizzazione, fino a dove se ne deve rispondere.
Troppo spesso ho letto passaggi in cui sostanzialmente si teorizza il non rapporto diretto Coordinatore-subappaltatrice e questo mi preoccupa.
Inoltre apre l’interrogativo nei sub appalti dei sub appalti. Quale responsabilità si ferma al primo sub appaltante e quale al secondo, terzo e così via? Sicuro che il Committente non ha nessuna responsabilità in una cascata di “n” sub appalti?

Quando Catanga giocava a pallacanestro, io organizzavo partite a poker.
Le volte che ho incaricato il mio amico sulla moto per avvisare gli altri, spesso abbiamo dovuto giocare a tre sette col morto.
Se avessi parlato direttamente io con tutti, forse avremmo giocato anche a tre sette ma non col morto.

Lo sai Catanga che, messa come hai risposto al quesito di PROSIT sulle riunioni di coordinamento, sono quasi d'accordo con te?
Ma perché usi sempre appaltatore al singolare e subappaltatori al plurale?
Anche tu pensi al cantiere tipo con unico appaltatore?
Unico appaltatore = unica impresa.
Non si dovrebbe neanche partire con CSP e CSE; i subappalti arriveranno dopo, forse in sede di offerta, molto più spesso in corso d'opera; comunque non è dato saperlo in sede di progettazione-programmazione cioè quando si dovrebbe redigere il PSC (anche il calcestruzzo potrebbe essere direttamente confezionato in cantiere).

MAC: veramente interessante l’esempio dell’orchestra; se non altro dimostra che ognuno poi fa tesoro della propria esperienza ovunque maturata. E’ il meglio che ognuno possa fare.
L’orchestra mi sembra però più un impresa che un cantiere. Datore di lavoro (maestro), capi squadra (primo violino ecc.), operai e manovali (secondo violino ecc.). Mi sembra poco realistico un sub appalto all’impresa violini che arriva, fa il suo pezzo e se ne va.
Se poi vuoi vedere il maestro come un coordinatore, allora tutti i primi sono datori di lavoro e gli altri non sono sub appaltatori ma operai specializzati, qualificati e manovali. Il coordinatore parla con tutti i datori di lavori tenendo però d’occhio i lavoratori sul campo.
L’importante comunque è che alla fine esci tra gli applausi, dopo aver concesso il bis. Non so come si dice sul palcoscenico, considera che te l’abbia detto.

PIERO: mio fratello, quando esce con una nuova edizione, corregge i precedenti errori. Visto che il testo del Dott. Soprani non è alla prima edizione ed altre ce ne saranno, se errore è, avrebbe potuto correggerlo. Secondo me, qualcuno che gli è particolarmente vicino dovrebbe farsi carico di sollecitarlo. Io, anticipando il consiglio di Catanga, ci ho provato, ma non mi ha risposto.
Noto inoltre che, dal tuo resoconto su cosa avrebbe effettivamente sostenuto a C. S. Pietro, non è che sia poi tutto ben definito.

Capodarca 

8/1/2004  


/ED CARDO

Ti domandi: perché capodarca si accanisce, perché vuol farci lavorare peggio?

La seconda è semplice. Intanto non è in mio potere condizionare il modo di lavorare di nessuno, in più sono convinto che la mia impostazione sia più facilmente attuabile: arriva un’impresa, c’è un datore di lavoro, c’è un unico modo di rapportarcisi. Più facile di così!
La prima risposta è un po’ più complessa.
Io non ritengo giusto che, di fronte ad un certo numero di operai in cantiere, io debba pormi il problema di chi sia figlio di app., o figlio di sub., o figlio di putt.
Per me sono tutti operai ugualmente creditori di sicurezza nei confronti dei datori di lavoro, del committente, del coordinatore, delle normative vigenti.
Se il modo di rapportarcisi non è uguale, saranno ancora tutti creditori ma non riscuoteranno “ugualmente”.
Non mi sembra giusto che il manovale dell’appaltatore sia protetto dalla diretta, pedante, qualificata azione di Ingmang mentre il manovale del sub appaltatore lo sia per interposte persone che dovrebbero fare un non so che per la sua sicurezza.
Né il suo datore di lavoro né quello sub appaltante spenderanno mai solo cinque minuti per parlare della sua sicurezza;
se non avete capito questo, non sono io che non conosco i cantieri.
Mi accanirei allo stesso modo se qualcuno venisse a sostenere che la retribuzione del manovale dell’appaltatore deve essere diversa da quella del manovale del sub appaltatore. Non sarebbe giusto e non sta scritto da nessuna parte (anche se poi comunemente avviene).
Inoltre io sono un convinto sostenitore del 528. Per vari motivi non ha funzionato in pieno ma è sicuramente una legge giusta che distribuisce giustamente le responsabilità. La ritengo una buona normativa, se letta come la leggo io.
La vostra (e non solo) interpretazione mi sembra (ma non è detto sia veramente così) limiti quelli che io ritengo i principi ispiratori. Riduce la responsabilità del committente vera unica novità e principale punto di forza del 528 e crea due livelli di intervento nei confronti di uguali lavoratori.
Ritengo la mia impostazione più giusta e più rispondente alla normativa. Da qui l’accanimento che non ci sarebbe se mi mancasse una qualsiasi delle due convinzioni.
Inoltre mi sembra più facile. Ma non è il grado di difficoltà che, in questo campo, può fare la differenza.

 

 

 

 

COORDINAMENTO DELLE IMPRESE IN CANTIERE

Ing. Luca Mangiapane

 

Intervento sul “Forum della Sicurezza nei Cantieri di Edilio” in data 5-11-2002


La modalità con cui il CSE deve coordinare le imprese esecutrici ed i lavoratori autonomi all'interno del cantiere non può essere univoca, ma deve ovviamente modificarsi in relazione al tipo di appalto che il committente ha messo in piedi.
I tipi di appalto possono essere sostanzialmente (semplificando al massimo) di quattro tipi (dal punto di vista del committente):
1) affidamento dell'incarico ad un unico soggetto che fa tutto con le sue forze
2) affidamento di incarichi parziali a più soggetti ognuno dei quali eseguirà con le proprie forze i lavori a loro affidati
3) affidamento dell'incarico ad un unico soggetto che subappalterà (con il consenso più o meno libero del committente) parte delle lavorazioni
4) affidamento di incarichi parziali a più soggetti i quali potranno o meno subappaltare parte delle lavorazioni
Nel primo caso (ovviamente?!)non c'è necessità di coordinamento.
Nel secondo caso c'è sicuramente necessità in quanto è il committente che introduce il massimo rischio prendendo delle imprese, magari che non hanno mai lavorato assieme e chiudendole in uno stesso contenitore. E' ovvio che in questo secondo caso il CSE deve coordinare direttamente tutte le imprese esecutrici ed i lavoratori autonomi presenti perché ognuno ha come proprio referente superiore solamente il committente. Le imprese in virtù dell'art.8 commi g e h (494)aiuteranno il coordinatore in questa sua azione cooperando tra di loro e con i lavoratori autonomi e curando le interazioni della loro attività con le altre che avvengono sul luogo, all'interno o in prossimità del cantiere. I lavoratori autonomi dal canto loro in virtù dell'art. 7 comma 1 lett c) si adeguano alle richieste del CSE
Nel terzo caso c'è necessità di coordinamento in quanto sono presenti più imprese e/o lavoratori autonomi all'interno dello stesso cantiere, ma queste imprese sono tutte legate tra di loro ovvero tutti i subappaltatori sono legati contrattualmente all'impresa che ha affidato loro i lavori.
Si può dire che in questo caso l'esigenza che fa nascere il coordinamento non è del committente, ma dell'impresa affidataria.
Prima di vedere che cosa deve fare il coordinatore per coordinare le imprese vediamo cosa deve fare l'impresa che ricorre al subappalto per ottemperare ai suoi obblighi di sicurezza:
sicuramente ai succitati articoli 494, ma anche all'art.7 del D.Lgs 626/94 che continua a valere anche all'interno dei cantieri fatte salve le disposizioni specifiche del 494/96, vedi art. 1 comma 2 (494). Le disposizioni specifiche relativamente all'art.7 sono riportate nell'art.9 comma 2 che dice che l'accettazione del psc e la redazione del pos costituisce adempimento al all'art 7 comma 1 lett.b (626). Pertanto tutta la rimanente parte è in vigore e deve essere attuata dall'impresa appaltatrice e dai suoi subappaltatori, in particolare l'impresa affidataria è obbligata alla:
- verifica requisiti tecnico professionali delle imprese
- cooperazione all'attuazione delle misure di prevenzione dai rischi incidenti sull'attività lavorativa oggetto dell'appalto
- COORDINARE gli interventi di prevenzione e protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori attivando anche una opportuna informazione reciproca.
Si vede dunque che l'impresa appaltatrice ha dei ben precisi obblighi di coordinamento e di gestione delle interferenze (che da soli sarebbero sufficienti ad evitare la presenza dei coordinatori [NDI])
Passiamo al CSE, sicuramente nel PSC di questo tipo di cantiere il CSP avrà effettuato il coordinamento operando sulle lavorazioni, non potendo sapere a priori quale tipi di attività l'impresa appaltatrice darà in subappalto.
Il coordinatore effettua il suo intervento di coordinamento rapportandosi con l'impresa capofila richiedendo alla stessa di attivarsi affinché le imprese esecutrici ed i lavoratori autonomi attuino quanto di loro pertinenza all'interno del PSC e quanto concordato nelle riunioni di coordinamento.
Il CSE sul campo verificherà nel corso dei suoi sopralluoghi se le imprese esecutrici stanno effettivamente realizzando quanto previsto, richiamando l'impresa appaltatrice a far rispettare al suo subappaltatore le regole del gioco. In questo modo si dà risposta correttamente all'obbligo dell'art.5 comma 1 lett.a (494):
verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l'applicazione da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertineNti contenute nel PSC
e lett. c: organizzare tra i diversi soggetti di cantiere la cooperazione ed il coordinamento.
Rapportandosi con l'appaltatore si parla sempre con chi detiene il potere organizzativo ed economico del cantiere, se l'appaltatore vuole il subappaltatore si comporta bene indipendentemente dal CSE.
Il caso quattro è la combinazione del caso 2 e 3, quindi il CSE coordina le imprese appaltatrici e i subappaltatori attraverso il rapporto con le prime e il controllo delle attività realizzate dalle seconde.
FINE.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lulu - 29/7/2003  

 

Nell’interpretare il 494 ed i limiti di coordinamento del coordinatore e dell’impresa affidataria di subappalti, ci si deve chiedere che apporto può dare il CSE rispetto alla preesistente condizione di legge ante 494.

Ora, se immaginiamo che non vi siano appalti scorporati e che cioè il committente affidi ad una sola impresa tutto il lavoro e che in seguito, poiché previsto dal contratto, l’impresa affidataria incarichi altre imprese o lav. aut., a termini 626 il coordinamento spetta all’impresa affidataria e non si vede, da un punto di vista logico (la legge e la sua interpretazione sono evidentemente un’altra cosa) a cosa servirebbe un altro coordinatore, se non a fare confusione (che cosa coordina l’uno e cosa l’altro?).
Appare del tutto evidente, almeno a me, che il coordinamento da parte di un terzo, rispetto all’impresa ed al committente ha senso se si parla di appalti scorporati, cioè di opere realizzate nello stesso cantiere, ma affidate dal committente a ditte diverse, tramite contratti diversi; in questa situazione dovrebbe essere il committente a coordinare, ma poiché non è in grado di farlo, la legge ha messo lì uno che lo potesse fare, il CSP e il CSE appunto.

In quest’ottica ha pure un senso il concetto d’idoneità per le imprese e lav. aut. dettato dal 494 che, nell’ottica della sicurezza, non corrisponde a quello dettato dalla normativa precedente, che invece mirava e mira al risultato del lavoro, alla lotta alla criminalità organizzata, al rispetto degli obblighi contributivi e assicurativi, ma non alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Seguendo questa logica il committente dovrà scegliere, quindi, delle imprese che siano dotate dell’organizzazione necessaria ad eseguire quei lavori assegnati in contratto, mettendo quindi le premesse affinché non vi siano subappalti (il ricorso al subappalto avverrà così di meno) e le imprese che hanno stipulato contratto con il committente, vengano coordinate dal coordinatore.

Si sa; infatti, che con i subappalti aumentano i rischi in cantiere, almeno per due motivi: 1) più imprese che lavorano; 2) la ditta subappaltatrice deve diminuire ulteriormente i costi rispetto all’impresa affidataria ed è indotta a risparmiare in sicurezza.
Quindi nel caso in esame io vedo una grossa responsabilità del committente, che ha dato in appalto ad una ditta NON IDONEA il lavoro. tale ditta; infatti si sapeva a priori che non avrebbe fatto il lavoro, ma lo avrebbe fatto fare a qualcun altro. Come si fa a considerare idonea un’impresa se non ha uomini, mezzi meccanici, capitali, professionalità in grado di eseguire un lavoro? se fosse idonea l’impresa in esame, saremmo tutti idonei, anch’io sono in grado di firmare un contratto e poi cederlo a qualcun altro, sono allora un’impresa idonea?

Che ognuno si coordini le imprese sue: le imprese affidatarie (idonee) le imprese sub appaltatrici, il committente, per mezzo del coordinatore, le imprese e i lav. aut. muniti di contratto con lo stesso committente.
Un’altra interpretazione, secondo me, porta al caos dei coordinamenti.

 

 

 

 

 

 

Catanga - 17/8/2003

Personalmente ho sempre pensato che è sempre necessario, in un qualunque ambiente di lavoro (cantiere, bar, azienda, unità produttiva, ecc.), comunicare efficacemente.
Per la sicurezza sul lavoro, ciò è fondamentale: dove c'è comunicazione efficace, c'è coinvolgimento, dove c'è comunicazione efficace e coinvolgimento, c'è condivisione degli obiettivi che si vogliono raggiungere.
L'art. 7 del 626, anche se in forma un po' contorta, non aveva fatto altro che rafforzare questo concetto che, è opportuno specificarlo ancora una volta, non deve essere letto come limitato solo allo "stabilimento" o ad altro luogo di lavoro dove c'è un "datore di lavoro - committente", ma con una ben più ampia applicazione e cioè a tutte quelle situazioni in cui una o più "strutture organizzative - imprese" (con la propria autonomia), vanno ad operare all'interno di un altro ambiente di lavoro (bar o stabilimento che sia), caratterizzato dalla presenza di almeno una "struttura organizzativa", anch'essa con la propria autonomia.
In questa situazione, il legislatore ha pensato di "guidare" il processo di scambio d'informazioni secondo quanto previsto dall'art. 7.

Il 494-528 non ha modificato tutto quanto stabilito dal 626 ma ha solo "semplificato", evitando una duplicazione di obblighi, quanto previsto dal citato art. 7, comma 2.

Visto che il 494-528 è normativa speciale penale (per il settore delle costruzioni), in base al "criterio di specialità", dell'art. 15 del codice penale, essa ha, semplificando, la "precedenza" rispetto ad altre leggi penali non speciali.

Allora, se il legislatore avesse voluto modificare l'applicazione dell'art. 7 del 626, per quanto riguarda il settore delle costruzioni, perché non l'ha fatto, potendo godere di tale possibilità?

Non l'ha fatto perché ha deciso che quanto previsto dall'art.7, escluso quanto espressamente modificato dal 494-528, era da applicare anche nel settore delle costruzioni.
Pertanto, il resto dell'art. 7 del 626, nel settore delle costruzioni, continua a dover essere applicato.
Vi sono anche delle sentenze della Corte di cassazione che hanno ribadito questo concetto.

In merito, poi, al coordinatore per l'esecuzione, l'art. 5, comma 1, lettera c) del 494-528 (coordinamento e cooperazione), gli chiede solo di "organizzare" ed non di "assicurare" o di "garantire". In altre parole, il CSE non ha l'obbligo di risultato e ciè quello di assicurare che in cantiere ci sia quanto richiesto dal citato comma. Questo perchè, spetta a ciascun datore delle imprese "esecutrici" (appaltatrice e subappaltatrici), nell'ambito delle proprie autonomie organizzative, attuare operativamente quanto sopra.

Inoltre, non si deve fare confusione tra il coordinamento delle imprese e il coordinamento delle lavorazioni.
Innanzitutto, il coordinatore della sicurezza per l’esecuzione (CSE) è un “ausiliario tecnico“ del committente ed è a questo e solo a questo che risponde contrattualmente del suo operato. L’impresa appaltatrice, a sua volta, ha un contratto d’appalto con il committente ed è a questo che contrattualmente risponde. Le imprese subappaltatrici, a loro volta, hanno un contratto di subappalto con l’impresa appaltatrice ed a questa che rispondono. Il committente è gravato da una serie di obblighi in materia di sicurezza previsti dalle norme di legge vigenti. Analogamente, sia l’impresa appaltatrice che le imprese subappaltatrici sono gravate da una serie di obblighi in materia di sicurezza previsti dalle norme di legge vigenti. Fermi restando questi obblighi cogenti, resta la necessità di coordinare l’operato delle imprese (appaltatrice e subappaltatrici) durante l’esecuzione dei lavori.
L’operato del CSE, pertanto, deve mirare ad una azione di coordinamento che permetta di gestire le attività lavorative che si svolgeranno in cantiere nello stesso tempo e, soprattutto, nello stesso spazio. Pertanto, ha poca importanza, operativamente, quale sia l’impresa che esegue un particolare lavoro ma è l’attività lavorativa in sé che deve essere coordinata con le eventuali altre lavorazioni che si possono svolgere nello stesso tempo e nello stesso spazio in un determinato cantiere.

Il CSE, quindi, deve imporre, quando necessario, delle regole di coordinamento per eseguire determinate attività lavorative o fasi di lavoro che comportano un rischio aggiuntivo derivante dalle sovrapposizioni spazio-temporali citate e non solo perché legate alla presenza di più imprese nello stesso luogo di lavoro “cantiere”.
Ad esempio, pensando alla sistemazione di un alveo fluviale, il CSE potrà imporre che le lavorazioni con l’escavatore a braccio rovescio, posizionato su una sponda dell’alveo per la sistemazione del pendio dello stesso, siano spazialmente separate dalle altre attività di sistemazione a fondo alveo svolte da altro personale con altri mezzi o con utensili manuali. Se poi, l’impresa che esegue la sistemazione con l’escavatore è l’impresa appaltatrice ed i manovali sul fondo alveo sono di un’impresa subappaltatrice, tutto ciò operativamente, non è, ai fini dell’effettiva sicurezza di coloro che operano in cantiere, di “strategica importanza”. Quel che importa è che l’impresa appaltatrice, con la quale il CSE si deve rapportare (solo con essa e non con le imprese subappaltatrici e/o i lavoratori autonomi), la quale gestisce e coordina operativamente i subappaltatori (il D. Lgs. n° 494/1996 non ha certo fatto venire meno quest’obbligo), adotti le specifiche misure di coordinamento previste dal CSE, imponendo ai propri subappaltatori le “regole" previste, in quanto è lei che determina “chi” tra i subappaltatori debba eseguire quella particolare lavorazione. In conclusione, concretamente, si deve pensare a due livelli di coordinamento; il primo di tipo “macro - organizzativo” deve essere effettuato dal CSE mentre il secondo, di tipo “operativo”, deve essere effettuato dall’impresa appaltatrice.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SGB

14/11/2003   

Voglio congratularmi con gli organizzatori del convegno a Castel San Pietro per la qualità dei contenuti e lo spessore dei relatori che sono intervenuti nel pomeriggio del 12 novembre scorso.
Mi riferisco all'Ing. Catanoso, al Magistrato Dott. Soprani e all'Ing. Mangiapane.
E' stato tutto interessante e in quel pomeriggio ho trovato anche tante risposte a delle mie errate convinzioni che da tempo Illustri forumiani già sostenevano su questo forum.
In particolare al compito del CSE che a parere mio e di altri come ad esempio Lulù e Capodarca avrebbero dovuto coordinare le imprese subappaltatrici.
Prima l'Ing. Catanoso poi il Magistrato hanno sottolineato che tale compito è dell'impresario dell'impresa appaltatrice secondo l'art. 7 del D.Lvo 626 che non è mai stato abrogato.
E' stato bello anche vedere l'ing. Catanoso arrossire quando il Dott. Soprani, prendendo la parola, ha detto che era imbarazzato a intervenire dopo una così ampia e precisa relazione da parte sua.
Per ultimo l'Ing Mangiapane ha poggiato la sua relazione su di una proposta di Fascicolo dell'Opera che mi ha interessato enormemente per la semplicità e i contenuti che mi serviranno sicuramente nella professione.
Fn'ora per il Fascicolo mi sbattevo a cercare modelli a destra e sinistra senza avere un modo così ordinato di rappresentazione.

 

Lino  

15/11/2003  


C'ero anch'io e posso confermare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Catanga

19/12/2003


In merito al Vigile, Capodarca, deve essere precisata una cosa (anche se ciò provocherà una delusione per Chiara a cui era piaciuto l'esempio).
Ciascun automobilista guida la propria macchina e non dipende dagli altri automobilisti che si ritrovano a transitare all'incrocio.

In un cantiere non è così. I subappaltatori dipendono dall'appaltatore.

L'esempio che hai fatto, quindi, non è pertinente.

 

Fanne un altro così vediamo cosa intendi per attività di "organizzazione della cooperazione e del coordinamento".

Ribadisco, poi, che il CSE organizza e non gestisce.

Il principio dell'art. 7, comma 2 si applica nei rapporti tra appaltatori e subappaltatori.

Poi, se non ci s'intende con che cosa voglia dire "Organizzare", allora diventa difficile andare avanti.

Sul vocabolario c'è scritto che organizzare vuol dire "coordinare armonicamente tra loro più attività al fine di svolgere una determinata funzione".

Pertanto, o ci chiariamo su questo o diventa difficile proseguire.

Nessuno, ripeto nessuno, può violare l'autonomia di un imprenditore (appaltatore o subappaltatore), altrimenti si fa quella che si chiama ingerenza.

Come già detto prima, il CSE definisce le regole di coordinamento (questa è l'organizzazione citata all'art. 5, comma 1, lettera c) e poi, l'appaltatore ed i suoi subappaltatori si strutturano in modo da ottenere il risultato richiesto dal CSE per evitare, ad esempio, pericolose interferenze.

In merito alla domanda di LULU, la risposta è che il CSE non si rapporta, normalmente, con i subappaltatori ma con l'appaltatore.

Solo nei casi previsti dall'art.5, comma 1, lettere e) ed, in particolare, f), il CSE può avere un rapporto diretto con i subappaltatori.

In merito a quanto scritto da Soprani, consiglio Capodarca di leggere anche quanto scritto dal magistrato, nello stesso libro, nel commento all'art. 5, comma 1, lettera c).

 

 

 

 

 

 

Igor

20/12/2003 


Come ulteriore tentativo, proverei a fare un confronto tra quanto previsto dall’art 2 comma 2 g) del Regolamento 222/03 e quanto previsto dal famigerato art. 7 del 626/94, ed in particolare, come in essi richiamato, con riferimento alla figura del datore di lavoro, così eliminiamo le distinzioni tra appaltatori, imprese esecutrici, subappaltatori,imprese aggiudicatarie…….sono tutti datori di lavoro.
- Regolamento 222/03-Art.2 comma 2 lettera g).
Il PSC contiene almeno i seguenti elementi:
g) le modalità organizzative della cooperazione e del coordinamento, nonché della reciproca informazione, fra i datori di lavoro ( ndr quindi non ci si riferisce ad imprese variamente definite ) e tra questi ed i lavoratori autonomi;
cioè…..strana coincidenza….quanto sostanzialmente richiamato dall’art. 7 del 626/94 per i datori di lavoro ed in particolare anche per il datore di lavoro committente.
Quindi il Regolamento ai sensi dell’art. 2 comma 2, affida al CSP l’inviduazione delle modalità organizzative, mentre il CSE organizza ai sensi dell’art.5 comma 1 lettera c)…..anche qui ci si riferisce ai datori di lavoro e non ad imprese variamente definite…...
Se concordiamo su questo possiamo (diversamente come diceva catanga è difficile proseguire) passare al punto successivo: come realizzarlo?
Già precedentemente, ma anche in questo intervento, vengono date almeno 3 indicazioni operative.
In sintesi
- catanga rammmenta, oltre ad altre considerazioni, cosa debba intendersi per ORGANIZZARE.
- ingmang prospetta un sistema operativo e collaudato di gestione, che funziona.
- linoemilio fornisce una possibile tipologia di indicazioni e prescrizioni operative per attuare questo obbligo. Inoltre, per evitare equivoci e varie interpretazioni, pur formalizzando prescrizioni che riportano gli obblighi dei datori di lavoro, ricavabili dal famigerato art. 7, non fà espresso riferimento all’articolo citato.
In questo modo, nessuno interpreta riferimenti normativi che non sono citati, ma si adegua a quanto previsto nel PSC, documento contrattuale.
E questo proseguendo nell’ottica di smagrimento dei PSC, consistente nel non richiamare tutta quella pletora di norme di cui al 547/55, 164/56, ecc……., di esclusiva pertinenza del datore di lavoro, ma per le quali, se espressamente citate nel PSC, si poteva essere chiamati a risponderne in caso di mancata verifica, da parte di UPG “interpretatori”.
Mi sembra che queste indicazioni possano costituire un possibile e concreto metodo operativo, ( per me lo è sicuramente ) e non difforme dalla normativa.
Vorrei ulteriormente sottolineare i termini “operativo” e “concreto”, perché il PSC lo dobbiamo comunque redigere ed la sua gestione dobbiamo comunque farla.
Nel frattempo possiamo continuare a interrogarci sulle definizioni di impresa, subappaltatore, impresa esecutrice e quant’altro; però di fatto, poi, dovremo operare concretamente in cantiere!
Ma ovviamente, in quella sede, ognuno si regolerà come meglio crede.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mac

31/12/2003 


Io odio i vigili e pertanto non riuscirò mai a digerire l’immagine di CSE = vigile.
Essendo anche musicista preferisco pensare al CSE come ad un direttore di una grande orchestra, che prima del concerto chiama a sé il primo violino, il primo flauto, la prima viola, il primo violoncello, ...,tutti gli strumenti capigruppo e dà indicazioni su come ogni gruppo dovrà eseguire i vari brani al fine di ottenere una melodia armoniosa e gradevole (= il CSE indice le riunioni di coordinamento con le imprese appaltanti e organizza il coordinamento).
Ogni capogruppo di strumenti si ritrova poi con i rispettivi gruppi organizzati secondo rigide gerarchie – per chi non lo sapesse ci sono il primo violino, il secondo violino, i violini principali, i violini accompagnatori,... – e fornisce le indicazioni del direttore. (=gli appaltatori coordinano i loro subappaltatori).
Ovviamente al concerto il direttore a davanti a sé tutti gli strumentisti e non solo i capigruppo (in cantiere ci sono sia appaltatori che subappaltatori).
Un bravo direttore a colpo d’occhio, ...o d’orecchio, capisce subito se le sue istruzioni sono state ricevute dai musicisti. Quando vede che qualcosa non va proprio come dovrebbe andare secondo lui, allora con violenti e repentini movimenti delle mani, delle braccia e del corpo, fa capire che bisogna raddrizzare qualcosa (=il CSE prescrive) . Quando un musicista suona talmente male da precludere oltre che la sua parte anche quella del suo gruppo o dell’intera orchestra, lo guarda con strano cipiglio e con movimento di labbra sottovoce gli ordina di smettere di suonare (=il CSE sospende).
Ma se il direttore è un ottimo direttore ed il musicista è un ottimo musicista, queste cose non dovrebbero mai succedere!!!

 

 

 

Catanga

31/12/2003


Quanto detto da MAC è un chiaro esempio di come debba essere intesa la figura del CSE.

Tre domande per il 2004.

Se il CSE organizza ....... (non ha quindi un obbligo di risultato), chi è il soggetto che gestisce operativamente quanto definito prima ?

E se questo soggetto che deve "gestire operativamente" non lo fa, è sanzionabile?

Se questo soggetto fosse sanzionabile, qual'è la sanzione che deve essere applicata dall'ente di vigilanza?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lino

2/1/2004 


Mi intrometto e fornisco un mio parere.
Magari verrò smentito ma comunque......

Credo che il caso che hai fatto sia diverso.

Infatti, stai parlando di un appalto scorporato e non di un normale appalto dove c'è un committente e un appaltatore.
Questo signore, a sua volta e se vuole, può sub appaltare ad altre imprese.

In un appalto scorporato, anche se pienamente soggetto al 494 (se si verificano le condizioni note), il committente avendo stipulato N contratti d'appalto con N imprese, ha l'obbligo, ed a prescindere dal 494, di coordinare tutti questi signori visto che ognuno di essi non sa cosa devono fare gli altri.
In questo caso il committente può utilizzare il coordinatore per l'esecuzione per organizzare ed anche gestire con le N imprese i lavori (perchè non c'è l'appaltore principale).

Nell'altro caso, a cui mi sembra si riferiscano le domande fatte, c'è già un interlocutore, diciamo principale, e cioè l'appaltatore a cui il committente ha affidato i lavori.
Penso allora che sarà questi a dover gestire praticamente le imprese secondo quelle che sono le procedure/regole fissate dal coordinatore per l'esecuzione che, come già detto da altri, ha l'obbligo di "organizzare ....".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edgar

3/1/2004  


Più leggo Capodarca e sempre più mi convinco che in cantiere lui è un turista per caso. Mi sembra che per lui questo sia un mondo completamente sconosciuto.
La domanda che mi pongo è questa, se il sig. Capodarca sa poco di tutto, come lui afferma nel suo sito, è possibile che abbia capito l'assoluta verità della sicurezza, visto che è l'unico a portare avanti delle discussioni sterili che non portano da nessuna parte?

 

 

 

 

Lino

3/1/2004  


Ridico quanto già detto da altri.
L'applicazione del 494 non può prescindere dalla tipologia e dalla natura dei rapporti contrattuali esistenti.

Un conto è se io committente chiamo N imprese e affido degli appalti scorporati: qui nessuno mi toglie l'obbligo del coordinamento diretto tra le N imprese (fatto anche con il CSE).

Diverso è se io committente affido l'incarico ad un appaltatore e questo con N contratti di subappalto porta in casa mia, dopo mio assenso, N imprese. Qui il mio CSE organizza il coordinamento delle lavorazioni che l'appaltatore affiderà ai suoi subappaltatori.
Il committente non ha un rapporto contattuale con gli N subappaltatori ma ne ha uno solo con l'appaltatore.

 

Bruno 

4/1/2004  


Estrapolare una dichiarazione da un testo complesso è pericoloso, ma quanto affermato dal dott. Soprani:
Pubblicazione sopra citata, pag. 300, centro pagina:
“L’art. 7, comma 2 del citato decreto legislativo (626 n.d.r.), relativo agli obblighi di cooperazione e di coordinamento, invece non si applica (ed è stato dunque eliminato nel testo attuale dell’art.9, comma 2, del D. Lgs. N. 494/1996); prevale infatti la disposizione (più) “specifica” dell’art. 5, comma 1, lettera c) del D.Lgs. n. 494/1996, che fa rientrare peraltro tale obbligo nei compiti del Coordinatore per l’esecuzione dei lavori, così esonerandone l’impresa.”
oltre ad essere possibile fonte di equivoco è la dimostrazione che il suddetto magistrato non conosce ne' i cantieri, ne' le lavorazioni.
L'art. 7 del 626, infatti si rivolge ad una precisa qualificazione giuridica del destinatario della norma che è il "Datore di Lavoro", il 494 si rivolge invece al "Committente" che può non essere il datore di lavoro.
Ma quello che è pericoloso e che emerge anche da alcuni interventi su questo thread è la convinzione che, in presenza del coordinatore, possano venir meno gli obblighi di coordinamento del datore di lavoro.
Possiamo chiaramente affermare che così non può essere. Per ragioni già note che attengono, in primo luogo, ai poteri gerarchici e organizzativi diversi tra il Datore di Lavoro e CSP/CSE.
Quindi mai, in nessun momento l'art. 7/626, in presenza di lavorazioni recioprocament epericolose, può essere disapplicato nei confronti del Datore Di Lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mac

4/1/2004  


Uno dei problemi salienti è tradurre operativamente quanto previsto dall’art. 5 comma 1 lettera c) del 494:
“organizzare tra i datori di lavoro, ivi compreso i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonchè la loro reciproca informazione”.

Io provo ad indicare di seguito alcuni elementi chiedendo ai più esperti la correzione e l’integrazione.

Per organizzare tra i datori di lavoro, ivi compreso i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonchè la loro reciproca informazione il CSE deve:
- organizzare le riunioni di coordinamento (in cui non è scritto da nessuna parte dove si devono svolgere, quando si devono svolgere, chi vi deve partecipare: spetta al CSE fissare il tutto al fine di ottenere il coordinamento tra i datori)
- proporre gli argomenti da discutere nelle riunioni
- individuare le situazioni di rischio tra lavorazioni interferenti
- verificare che le misure di sicurezza previste nel PSC per lavorazioni interferenti siano adeguate ed integrarle o modificarle ove necessario
- assicurarsi che i diversi soggetti esecutori si informino reciprocamente al fine di adottare le necessarie misure contro le interferenze tra lavorazioni.

 

 

Piero 

5/1/2004  


In effetti quanto detto da Bruno riguardo a Soprani mi sembra giusto. Quando il magistrato ha scritto il libro di cantieri sapeva poco, ma poi poco per volta ha imparato qualcosa e sta ancora apprendendo.
A Imola, riguardo all'applicazione dell'art. 7 ha detto questo:
l'art. 7 si applica ogni volta che ci sia un datore di lavoro che appalta un opera all'interno di un suo ambiente di lavoro, il suo dubbio rimaneva sul cantiere sul fatto che il cantiere fosse un suo luogo di lavoro o invece un luogo di lavoro del committente in cui lui è chiamato ad agire. Perchè nel primo caso è pacifica l'applicazione nel secondo caso no.
Ora a mio parere il cantiere è il luogo di lavoro di una impresa che se lo organizza per trarre il suo profitto e quindi l'art. 7 si applica sempre anche all'interno del cantiere indipendentemente dalla presenza del coordinatore.
Ritornando al dott. Soprani il fatto che lui abbia scritto delle cose e a distanza di tre anni dica delle cose diverse (vedi anche ambiente e sicurezza e altre riviste) sta a testimoniare sull'intelligenza della persona che è in continua fase di approfondimento di ricerca e di avvrescimento culturale.
Tra l'altro ricordo anche il Soprani dire al termine della relazione di Catanoso, nel quale aveva trattato anche il problema del coordinamento, che non poteva altro che concordare su tutto quanto Catanoso aveva detto e che lui si trovava in difficolta perchè aveva ben poche cose da aggiungere.
A buon intenditore ....
Ho visitato il sito di Capodarca, che dire... UN MITO!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DELL’ART. 7 DEL D.Lgs. 626/94

 

Azienda: complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio di un'attività economica volta al raggiungimento di particolari fini economici

Unità Produttiva: stabilimento o struttura finalizzata alla produzione di beni e servizi, dotata di autonomia finanziaria e tecnico-funzionale.

 

Datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore; - il soggetto che, secondo il tipo e l'organizzazione dell'impresa, ha la responsabilità dell'impresa stessa ovvero dell'unità produttiva, quale definita ai sensi della lettera i), in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa.

 

Committente: il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione. (omissis..)

 

Datore di lavoro Committente: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore; - il soggetto che, secondo il tipo e l'organizzazione dell'impresa, ha la responsabilità dell'impresa stessa ovvero dell'unità produttiva, quale definita ai sensi della lettera i), in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa. e per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione

 

 

P.I. .............................

......................................

 

Spett. Azienda USL .................

Servizio prevenzione e sicurezza

 

OGGETTO: richiesta parere

 

Il sottoscritto, al fine di svolgere al meglio la propria attività di Coordinatore e consulente nel settore sicurezza del lavoro, se nelle vostre competenze e funzioni istituzionali, pone il seguente quesito

 

In un cantiere temporaneo o mobile (art.2 comma 1 lett.a), D.Lgs.494/96) il committente (art.2 comma 1 lett.b) D.Lgs.494/96) affida alcuni lavori alla ditta “A” ed altri alla ditta “B”; quest’ultima, con il consenso (art. 1656 C.C.) del committente, ne affida una parte alla ditta “C”.

 

Poiché unica condizione per l’applicazione dell’art.7 comma 2 lett.a),b) è: “2. Nell’ipotesi di cui al comma 1...”, si chiede sapere:

 

-tra committente e datori di lavoro “A”, “B”, “C”, chi è il datore di lavoro (come definito dal D.Lgs. 626/94 all’art. 2, comma 1, lett.b) committente che, affidando i lavori all’interno dell’azienda o unità produttiva (come definita all’art.2, comma 1, lett. i) del D.Lgs. 626/94), ha concretizzato l’ipotesi di cui al comma 1?

 

E’ gradita risposta scritta, anche tassa a carico.

 

Grazie per l’attenzione e distinti saluti.

 

 

 

 

 

 

 

Dott. Fimiani

 

[...] In tale prospettiva occorre individuare con esattezza la nozione di unità produttiva dalla cui responsabilità può derivare la qualifica di datore di lavoro. Secondo l'art. 2, lett. i) D.Lgs 626/1994 per unità produttiva deve intendersi lo stabilimento ovvero la struttura finalizzata alla produzione di beni o servizi, dotata di autonomia finanziaria e tecnico funzionale. Il decreto non offre la definizione di stabilimento che, però, può individuarsi in un'area sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse. Per quanto riguarda la seconda parte della definizione può, invece, richiamarsi la giurisprudenza formatasi sulla nozione di unità produttiva di cui all'art. 35 L. 20 maggio 1970, n. 300 (cd Statuto dei lavoratori): " Per configurare l'unità produttiva, ai sensi dell'art. 35 della legge n. 300 del 1970, non è sufficiente una qualsiasi articolazione dell'impresa nella quale operino uno o più dipendenti, ma occorre un'articolazione autonoma avente, sotto il profilo funzionale o finalistico, idoneità ad esplicare, in tutto o in parte, l'attività (di produzione o scambio di beni o servizi) dell'impresa, della quale costituisca, quindi, una componente organizzativa, connotata da indipendenza tecnica e amministrativa, tale che in essa si possa concludere una frazione dell'attività produttiva aziendale" [...]

 

D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 334

Art. 3 - Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) "stabilimento", tutta l'area sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all'interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse;

b) .....................

c) .....................

d) "gestore", la persona fisica o giuridica che gestisce o detiene lo stabilimento o l'impianto

 

 

16/8/2003   


L’unico punto che da un anno mandava in crisi tutto il mio ragionamento sull’applicabilità dell’art. 7 dopo l’entrata in vigore del 494 era quel maledetto riferimento dell’art. 9/528 comma 2 all’art. 7 comma 1 lett. b del 626.
E’ chiaro che se il 528 mi rimanda all’art. 7 del 626 questo è indiscutibilmente applicabile, eppure ..
Scrive M. “ .... riportate nell’art.9 comma 2 che dice che l’accettazione del psc e la redazione del pos costituisce adempimento all’art. 7 comma 1 lett. b(626). Pertanto la rimanente parte è in vigore e deve essere attuata dall’impresa appaltatrice e dai suoi sub appaltatori, in particolare ....”
E’ qui che toppa (si dice così dalle mie parti) il M. ed è qui che vi siete infognati tutti. Abbiamo tutti letto quel rimando in funzione del 528 e non, come ritengo giusto adesso, in funzione del 626.
Non serve cioè a portare qualcosa del 626 nel 528 bensì il contrario; è il 528 che si inserisce nel 626 annullandolo nelle parti in cui l’ottemperanza ad altri nuovi obblighi lo rende inutile se non contraddittorio.
Quel rimando dice solo che un datore di lavoro che all’interno della sua azienda avrebbe dovuto fare delle cose in ossequio al 626 può fare a meno di farle avendone fatte altre nel rispetto del 528. Niente di più e niente di meno. Di appalti e sub appalti neanche l’ombra.
Tutto finalmente estremamente chiaro.

Il D.Lgs.626 si applica in tutti i settori di attività con dipendenti nei quali, per forza, esiste un datore di lavoro. Prima dell’avvento del 494, l’art. 7 del D.Lgs. 626/94 tentava una prima regolamentazione solo per i casi in cui, all’interno dell’azienda in attività (diciamo bar che è corto), a seguito di appalti di qualsiasi genere, intervenivano altre imprese con altri lavoratori. In questo caso il datore di lavoro (barista) attivava l’art. 7 al comma 1 lett. a) e b) ed al comma 3. Poi tutti danzavano al ritmo del comma 2 lett. a) e b).

L’avvento del 494 ha creato una situazione differenziata.
1)Il barista appalta lavori di manutenzione delle attrezzature, oppure le pulizie, oppure fa una ristrutturazione edilizia dei locali ma, diciamo, sotto soglia. Essendo soggetto al 626, in quanto datore di lavoro committente si legge l’art. 7 ed autonomamente si comporta di conseguenza.
2)Il barista appalta lavori di ristrutturazione con più imprese sopra soglia. In quanto datore di lavoro committente si ritrova a dover rispettare il 626 compreso l’art. 7 ed in quanto committente il 494.
Le due normative in qualche modo si sovrappongono. Non è necessario precisare nel 528 che la verifica di idoneità con il certificato della C.C. assolve anche al 626 perché, essendo la stessa cosa, che sia fatta per l’uno o per l’altro non fa differenza. Così per altre cose. Speriamo che qualche ispettore non pretenda di trovare due certificati, uno per il 626 ed uno per il 528.
Essendo stato però introdotto un nuovo documento, il PSC che deve contenere tutte le indicazioni sui luoghi, sui rischi ambientali, sulle interazioni tra le attività, sui sistemi di protezione esistenti, ecc., opportuna è la precisazione che la trasmissione di detto documento assolve a quanto previsto dall’art. 7, comma 1 lett.b. Diversamente il barista si sarebbe ritrovato a dover fornire anche dettagliate informazioni ai sensi del 626 ad evitare che qualche funzionario pedante o in cerca potesse contestarne la mancata attuazione.
3)Se sostituiamo al barista un pensionato in vena di investimenti che ristruttura un appartamento tutto il discorso decade per la parte relativa al 626 venendo a mancare il datore di lavoro committente.
Poi ti spiego perché il datore di lavoro sub appaltante non può essere considerato datore di lavoro committente ai sensi dell’art. 7 comma 1.

Lo stesso dicasi per quanto riguarda il POS per il quale l’interpretazione è apparsa subito corretta.
Fino al 494 per tutte le attività e quindi anche per le imprese operanti nei cantieri si conosceva il documento di valutazione dei rischi, art. 4/626.
Anche se non l’ha fatto mai nessuno, le imprese edili, prima dell’apertura di un nuovo cantiere ed eventualmente anche durante la sua esecuzione, avrebbero dovuto integrare il proprio suddetto documento in quanto il cantiere costituiva modifica significativa al proprio processo produttivo (art. 4 comma 7).
Anche qui opportuna la precisazione che il PSC ed il POS costituiscono assolvimento ... ecc., anzi di più, art. 1 f-ter, il POS è il documento che il datore dell’impresa esecutrice redige proprio ai sensi del 626. Diversamente il solito cercatore avrebbe potuto contestare il mancato adeguamento del d.v.r. che, quanto meno nel nome, è diverso da p.o.s.

Quindi l’art.9 comma 2 va letto così:
“Barista, inutile che ti guardi in giro, parlo con te e con NESSUN ALTRO: se hai fatto un buon PSC, se ci hai scritto che servi acido muriatico, se lo hai trasmesso correttamente a TUTTE le ditte che ti ristrutturano il bar e queste non te lo hanno contestato, puoi anche fare a meno di andarti a leggere l’art. 7, comma 1, lett.b del D.Lgs. 626/94”.

“DATORI DI LAVORO, barista parlo anche con te: se avete letto bene il PSC, se lo avete accettato, se avete fatto un bel POS, se lo avete consegnato al Coordinatore e questi non ha avanzato riserve, potete anche fare a meno di andarvi a leggere l’art. 4, commi 1, 2 e 7 del D.Lgs. 626/94”.

Dopo tanta illuminazione, non ho più difficoltà ad argomentare la mia contestazione alle sanzioni con riferimento all’art. 7 comma 2, lett. a, b ed il mio punto di vista nei casi di sub appalto.

Poniamoci nel cantiere del pensionato in vena di investimenti in cui sono in vigore appalti e sub appalti.

-Condizione unica per l’applicabilità dei contestati art.7 comma 2 lett. a) e b) è:
“2. Nell’ipotesi di cui al comma 1”.

Vado a leggermi il comma 1 senza il quale non si può passare al comma 2:
D.Lgs. 626/94 art. 7 comma 1.
Il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all’interno dell’azienda (non dell’impresa ndc), ovvero dell’unità produttiva, ad imprese appaltatrici o lavoratori autonomi (.... omissis).

Quindi dobbiamo avere un datore di lavoro (che per il comma 3 deve essere anche committente), la sua azienda o unità produttiva, le imprese appaltatrici o lavoratori autonomi.

Saltiamo il fatto che il D.Lgs. 528/99, applicabile solo e specificatamente ai cantieri, definisce: “committente: il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione..........”; non credo di conseguenza che nel cantiere possano essere individuati più committenti; solo il pensionato risponde a tali requisiti.

Il pensionato, proprietario dell’appartamento non è sicuramente datore di lavoro stante la definizione D.Lgs. 626 art. 2 comma 1 b, quindi il datore di lavoro committente va, se possibile, individuato fra i d.d.l. delle varie imprese che hanno instaurato un rapporto contrattuale sub appaltante, poniamo più di una. Essendo alla pari ci sarebbero più d.d.l. committenti.

Ci manca l’Azienda ovvero Unità Produttiva:

D.Lgs. 626/94 art. 2 comma 1 lettera i):
Unità Produttiva: stabilimento o struttura finalizzata alla produzione di beni e servizi, dotata di autonomia finanziaria e tecnico-funzionale.

Vocabolario:
Azienda: complesso di beni organizzata per la produzione di altri beni o servizi

Le definizioni di azienda e unità produttiva escludono nella maniera più assoluta che l’appartamento del pensionato possa essere considerato tale perché dovrebbe esserlo contemporaneamente per tutte le Imprese presenti; con quale autonomia tecnico-funzionale?.

Come può considerarsi Azienda o Unità Produttiva di un datore di lavoro un luogo in cui altri datori di lavoro, indipendenti dal primo e quindi non controllabili, possono in qualsiasi momento introdurre nuovi fattori di rischio o modificarne altri già valutati? Un luogo in cui per muoversi bisogna chiedere permesso a committente e CSE?

Il sub appaltatore non è uno che entra nell’ azienda dell’appaltatore che entra nell’azienda del committente ma è uno che con l’appaltatore entra nell’Azienda del datore di lavoro committente se barista o nell’appartamento del committente se pensionato.
Prima del 494, se il barista avesse autorizzato un sub appalto, sarebbe stato pensabile un art. 7 nell’art. 7, una unità produttiva entro un’altra azienda. Quante Aziende si sarebbero potute ritrovare dentro a quel bar? Forse il barista, più che ad una ristrutturazione, avrebbe dovuto pensare ad un ampliamento.
Quando andiamo a prendere le misure, stiamo lavorando fuori ufficio o stiamo aprendo una nuova unità produttiva?

Non essendo verificata la condizione del comma 1 non si possono aprire le danze previste al comma 2.
Tornando all’argomento dell’altro forum, l’Impresa A non può in nessun modo essere sanzionata con riferimento al comma 2. Eventuali sanzioni vanno ricercate all’interno del 528 o del 626 purché al di fuori dell’art.7.
Se volessimo giocare agli ispettori e vedere dove e come l’impresa A potrebbe essere sanzionata, aprirei con molto piacere un altro per me utile forum.

Per trattare poi nello specifico il tema sub appalti.
Dal punto di vista normativo e quindi indipendentemente da quanto effettivamente avviene in cantiere, il sub appalto non è vietato e non è un diritto dell’appaltatore ma un potere del committente o comunque nella disponibilità di questi.

Art. 1656 del C.C. “L’appaltatore non può dare in subappalto l’esecuzione dell’opera o del servizio se non è stato autorizzato dal committente”.

Questo articolo da solo basterebbe a chiudere ogni discorso su chi è responsabile del sub appalto.
Per fare accademia, argomentiamo.
-Dire che in cantiere poi arriva di tutto è come dire che ci sono lavoratori in nero. E’ una realtà ma non fonte di diritto.
-Se un committente, pur potendo evitare le rogne del sub appalto lo autorizza, è proprio il caso di dire che se le è andate a cercare.
-Se pur potendolo evitare lo autorizza, è probabile che vi abbia visto un conveniente ritorno: accelerazione dei tempi di esecuzione, migliore qualità dell’opera se eseguita da uno specializzato, unificazione del rapporto economico ecc.
-Perché nessuno(comprese le USL che continuano a lasciarlo indenne)vuole cogliere l’unica vera grande novità introdotta dal 494 che è l’entrata in campo del committente (+CSE) con il ruolo di unico regista della sicurezza in cantiere ed il fatto che, quando il committente c'è, la sicurezza si vede?
-Che senso ha pensare che una legge, nata solo per assicurare la sicurezza dei lavoratori in cantiere , li esponga poi a trattamenti diversi a seconda che dipendano da app o da sub? Forse che i primi valgono più dei secondi? Se un’Impresa nello stesso cantiere fosse app per un opera e sub per un altra, in grandi cantieri mi capita spesso, gli è vietato chiedere direttamente tutte le informazioni al CSE?
-Il fatto che nel 626 e nel 494 non si parli mai di sub appalti, pur essendo questi una realtà molto frequente degli appalti, non significa che gli stessi non siano regolamentati ma più semplicemente che non necessitano di alcuna differenziazione o distinzione.
Gli operai sono tutti operai, i datori di lavoro idem, le Imprese o i lavoratori autonomi (?) come sopra.
La differenza passa solo tra Committente (494) e datore di lavoro committente (art. 7) da una parte ed i datori di lavoro delle esecutrici o aggiudicatarie dall’altro.
Anche i termini mi sembrano perfettamente appropriati. Tutti i datori di lavoro sono appaltatori e tutte le imprese sono aggiudicatarie nel momento che acquisiscono l’esecuzione di tutta o parte dell’opera.
“SUB” è un prefisso che non sta ad indicare una categoria diversa di lavoratori (nessuno nasce sub) ma solo un rapporto contrattuale tra soggetti diversi.
-Se il nostro obiettivo è fare sicurezza e se, come dice M, il CSE verificherà che le imprese esecutrici stanno effettivamente realizzando quanto previsto, dove sta la convenienza per il CSE nell’avere i propri messaggi filtrati dal primo appaltatore? Non è più semplice e più sicuro guardare app e sub negli occhi ed assicurarsi che tutti abbiano ben inteso?
-Perché nel caso di affidamento dei lavori ad unica impresa, la presenza successiva di una sub appaltatrice dovrebbe far scattare l’obbligo di nomina del CSE e la predisposizione del PSC se la sub non ha riferimento nel committente e nel CSE?

Una domanda da porsi e che porrei volentieri all’ing. M. è: una volta che all’interno di un’azienda, reale e non ipotetica come il sub appalto, il barista ha assolto al comma 1 b con la trasmissione del PSC e, insieme al CSE, ha promosso la cooperazione ed il coordinamento previsto al comma 3, si continua con il comma 2 o si ritorna al 528?
Secondo me, non essendoci più un coordinamento ed una cooperazione autonoma tra imprese ma tutto è diretto ed imposto dalla nuova presenza del coordinatore, si dovrebbe rientrare nella regolamentazione e sanzionabilità previste dal 528. La discussione è aperta.


Con questo credo proprio di aver vinto la partita, ma mi è venuta in mente una barzelletta:
se perdo questa partita ................., che giocatore quel Bill!
Alla prossima ve la racconto.

 

Azienda USL .................

Servizio prevenzione e sicurezza

 

 

Al P.I. ..........................

 

OGGETTO: Attività sportello informativo alle aziende

 

In riferimento alla richiesta inoltrata a questo Servizio si comunica quanto segue:

l’art.2 1°co, lett. b), definisce “committente” il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione, individuando così un unico soggetto.

Il D.Lgs. 494/96 non definisce il datore di lavoro in quanto già definito nell’art. 2, 1° co, lett. b) del D.Lgs. 626/94 che testualmente recita “ il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che secondo il tipo di impresa ha le responsabilità dell’impresa stessa, o dell’unità produttiva”, quest’ultima definita, sempre dal D.Lgs. 626/94 all’art. 2. 3°co lett. i), come stabilimento o struttura finalizzata alla produzione di beni o servizi, dotata di autonomia finanziaria e tecnico funzionale.

Lapalissiano che il cantiere, o porzione di esso costituisce  unità produttiva per le imprese edili, il datore di lavoro dell’impresa “B” è da ritenersi datore di lavoro committente nel rapporto di subappalto con il datore di lavoro dell’impresa “C” con l’obbligo di promuovere la cooperazione ed il coordinamento di cui all’art. 7 2° co, lett. a) e b) del D.Lgs. 626/94.

 

b.a. – f.t.

 

Il Responsabile

D.ssa  ...............

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 DEL SUB APPALTO

 

Art. 1656 del C.C.: “l’appaltatore non può dare in sub appalto l’esecuzione dell’opera o del servizio se non è stato autorizzato dal committente”.

 

 

Sono stato alla ASOR (mi pare che adesso si chiami così).

Al committente è stato contestato (sette giorni per ottemperare) l’Art. 3 comma 8 lett. a)   per aver affidato l’esecuzione del montaggio ad impresa non idonea e quindi per mancata verifica dell’idoneità tecnico professionale.

 

CONTRAVVENZIONE

1. Art. 3, ottavo comma, lett.a) D.Lgs. 494/96 Art. 20 lett. b) D. Lgs. 494/96

“Nel caso specifico veniva stipulato contratto con la Ditta  A  per la fornitura e messa in opera dell’opificio prefabbricato in c.a.p. (cemento armato precompresso) senza verificare che la stessa Ditta A non è tecnicamente e professionalmente idonea al montaggio della struttura.”

 

 

 

 

 

 

 

 

Igor - 30/8/2003


 

Come già ho avuto occasione di dire, se le convinzioni su ciò che debba essere un datore di lavoro o un datore di lavoro committente, su che cosa debba essere una unità produttiva, su che cosa sia un appalto o un subappalto, sull’art. 7/626 e le sue implicazioni, e via dicendo …..sono diverse, è consequenziale che anche l’interpretazione sul regolamento non potrà essere che diversa.
A questo punto, per proseguire il discorso, tralasciamo le valutazioni sulle azioni che avrebbero dovuto porre in essere committente, l’impresa A, i subappaltatori, i coordinatori e le valutazioni che ha espresso la ASL, ( sono soggettive e potrebbero essere diverse da quelle che avrebbe potuto esprimere un altro collega UPG della stanza accanto a quella di chi è intervenuto).
Si potrebbe dire di tutto e di più.

Vediamo invece la valenza contrattuale che ha il PSC e di conseguenza il POS, che costituisce elemento complementare di dettaglio ( e che a tal fine deve essere valutato dal CSE ) ed alla sua correlazione con il regolamento citato.
Parlo di valenza contrattuale del PSC, perché se non riesci a trovare da nessuna parte il motivo per il quale l’impresa debba conoscere il POS dei suoi sub e integrarli nel proprio POS, e nemmeno la necessità del coordinamento di secondo livello, un sistema per evitare qualsiasi interpretazione e di conseguenza pretenderne il rispetto, esiste:
lo impongo nel PSC e quindi lo dico in fase di gara, prima che l’impresa formuli la sua offerta e successivamente firmi il contratto.

Inoltre, per maggior chiarezza e specificità, nel contratto/capitolato faccio inserire dal committente, clausole di richiamo alla valenza contrattuale del PSC con particolare riferimento a quanto detto, per esempio, con l’indicazione che i ritardi dovuti a sospensioni dei lavori, dovute a cause determinate dall’impresa per mancato adempimento alle prescrizioni del PSC, costituiscono, in caso di ritardo dell’ultimazione contrattuale dei lavori, motivazioni per l’applicazione della penale, e che in ogni caso queste inadempienze, possono costituire motivo di rescissione in danno del contratto, ecc….

Vediamo ora alcuni riferimenti normativi del 494 e del Regolamento.

- Il CSE ai sensi dell’art. 5 comma lettera c) del 494, è chiamato ad “organizzare tra i datori di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonché la loro reciproca informazione”.
- Tale obbligo discende dall’art. 12 ( cioè il PSC ) comma 1 lettera r) del 494 “disposizioni per dare attuazione a quanto previsto dall'articolo 5 , comma 1, lettera c);
- Il regolamento precisa all’art. 2 comma 2 lettera g ), nei contenuti minimi del PSC :le modalità organizzative della cooperazione e del coordinamento, nonché della reciproca informazione, fra i datori di lavoro e tra questi ed i lavoratori autonomi.
- Sempre nello stesso articolo, al comma 3 viene indicato come contenuto minimo, che “ il CSP, indica nel PSC, ove la particolarità delle lavorazioni lo richieda ( e questo lo decide solo il CSP ), il tipo di procedure complementari e di dettaglio al PSC stesso e connesse alle scelte autonome dell’impresa esecutrice, da esplicitare nel POS.
- il datore di lavoro committente, in base all’art. 7 comma 3 del 626 “ promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al secondo comma. Tale obbligo non si estende ai rischi specifici propri dell'attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi.”
- In ultimo, per maggior evidenza, citiamo l’art.6 comma 1ettera h) del regolamento, il quale tra i contenuti minimi del POS, indica: le procedure complementari e di dettaglio, RICHIESTE DAL PSC QUANDO PREVISTO.

In base a queste considerazioni, nel mio PSC, per dare attuazione a quanto sopra, ed in particolare per stabilire ciò che l’impresa A deve indicare nel suo POS, ai sensi dell’art.6 comma 1ettera h) del regolamento, prescrivo, come procedure complementari e di dettaglio:

a) disposizioni per l’organizzazione dei diversi datori di lavoro, in caso di appalto SCORPORATO
(nel tuo caso, singoli appalti distinti per movimenti di terra, fondazioni, incantieramento, prefabbricati, ecc..).
In questo caso sono io CSE che le organizzo e poi le verifico.

b ) qualora ( il CSP non lo può sapere ) il datore di lavoro decida subappaltare ( divenga cioè datore di lavoro committente ), viene ad incidere nell’ambito della mia organizzazione, poiché il, CSE dovrà conoscere chi fa cosa, come la fa e quando la fa, prescrivo
- che la generica impresa che decida di subappaltare, consegni il suo POS, lo integri con le disposizioni che intende adottare per “promuovere” e gestire il coordinamento e la cooperazione dei suoi sub, nel rispetto del cronoprogramma e del PCS
- che a tal fine, trasmetta i relativi POS, unitamente ad un programma esecutivo che identifichi le lavorazioni eseguite dai vari soggetti ( A, sub di A, lav.aut. di A).

Dopo l’aggiudicazione dei lavori, come CSE, convoco una riunione coordinamento per illustrare i contenuti del PSC, nella quale richiedo formalmente al datore di lavoro committente, anche tutta questa documentazione prescritta dal PSC, e specifico che tale documentazione deve essere consegnata prima dell’inizio dei lavori e successivamente integrata all’atto dell’ingresso dei vari sub e lav.aut.
Rimangono ovviamente immutati i termini contrattuali per la consegna dell’area, il successivo inizio dei lavori ed gli obblighi contrattuali connessi.
In queste condizioni contrattuali si può verificare
1 ) l’impresa A adempie e mi consegna il suo POS, eventuali POS sub e la restante documentazione; la questione è quindi superata.

2 ) l’impresa A non adempie.
Propongo ed il committente ratifica, prima la sospensione dell’inizio dei lavori, sino alla avvenuta presentazione e validazione di tali documenti e dopo la eventualmente minaccia di rescissione del contratto, l’impresa continua a non adempiere.
Di conseguenza si aprirà il contenzioso e la fase di rescissione del contratto.

Ovviamente questo è un caso ipotetico, perché nella attuale realtà operativa degli appalti, alle prime avvisaglie, probabilmente il committente privato rescinderebbe il mio contratto di CSE, e non certamente quello dell’impresa.
Ma questa è un’altra storia.
Sono le potenzialità delle prescrizioni contenute nel PSC, che volevo evidenziare
.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DEL P.O.S. (Piano Operativo di Sicurezza)

 

D.Lgs. 528/99 art. 2 lettera f-ter)

Piano Operativo di Sicurezza: il documento che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige, in riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi dell’articolo 4 del D.Lgs 1994 n.626 e successive modifiche

 

D.P.R. 222 del 3 Luglio 2003 - Art. 6- (Contenuti minimi del piano operativo di sicurezza)

1. II POS è redatto a cura di ciascun datore di lavoro delle imprese esecutrici, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive modificazioni, in riferimento al singolo cantiere interessato; esso contiene almeno i seguenti elementi:
a) i dati identificativi dell'impresa esecutrice, che comprendono:
1) il nominativo del datore di lavoro, gli indirizzi ed i riferimenti telefonici della sede legale e degli uffici di cantiere;
2) la specifica attività e le singole lavorazioni svolte in cantiere dall'impresa esecutrice e dai lavoratori autonomi subaffidatari;
3) i nominativi degli addetti al pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori e, comunque, alla gestione delle emergenze in cantiere, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, aziendale o territoriale, ove eletto o designato;
4) il nominativo del medico competente ove previsto;
5) il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione;
6) i nominativi del direttore tecnico di cantiere e dei capocantiere;
7) il numero e le relative qualifiche dei lavoratori dipendenti dell'impresa esecutrice e dei lavoratori autonomi operanti in cantiere per conto della stessa impresa;
b) le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza, svolte in cantiere da ogni figura nominata allo scopo dall'impresa esecutrice;
c) la descrizione dell'attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro;
d) l'elenco dei ponteggi, dei ponti su ruote a torre e di altre opere provvisionali di notevole importanza, delle macchine e degli impianti utilizzati nel cantiere;
e) l'elenco delle sostanze e preparati pericolosi utilizzati nel cantiere con le relative schede di sicurezza;
f) l'esito del rapporto di valutazione del rumore;
g) l'individuazione delle misure preventive e protettive, integrative rispetto a quelle contenute nel PSC quando previsto, adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere;
h) le procedure complementari e di dettaglio, richieste dal PSC quando previsto;
i) l'elenco dei dispositivi di protezione individuale forniti ai lavoratori occupati in cantiere;
l) la documentazione in merito all'Informazione ed alla formazione fornite ai lavoratori occupati in cantiere.

 

 

 

14/8/2003  


Non ho un documento in cui in prima pagina troneggi il termine POS (scelta voluta) ma non mi risulta che esistano moduli ministeriali che impongano la forma del documento.
I contenuti ritengo invece di averli tutti in quanto la mia operatività per il cantiere consiste solo nella assegnazione delle varie parti di lavoro e nell'organizzare i tempi di intervento.
Nella sostanza il mio Piano "OPERATIVO" non può contenere altro che la puntualizzazione delle Imprese che andranno effettivamente in cantiere, i presumibili tempi di intervento, le procedure formali concordate che dovranno essere rispettate. E questo viene fatto.
Disapprovo totalmente che il POS delle imprese deve entrare a far parte del mio POS, anzi, io mi rifiuto proprio di vederlo.
1)Art. 13 del 528: le imprese esecutrici inviano il POS al CSE.
Non all'aggiudicataria o tramite essa. Significherà qualcosa?!
2)Il POS non è altro che il completamento, per il singolo cantiere, del documento di valutazione dei rischi previsto dal 626. Documento che non viene neanche controfirmato dal tecnico-comsulente essendo di competenza esclusiva del datore di lavoro.

L'intervento effettivo in cantiere non è che poi sia un assalto all'arma bianca. Esso avviene in stretta collaborazione tra il tecnico della Ditta A, il datore di lavoro della sub ed il D.L., comprese le visite in cantiere e capite che non può essere altrimenti.
Quello che ritengo di non potere e dover fare è la valutazione della idoneità del cantiere perchè esso deve corrispondere alle esigenze operative della sub.
Solo il suo datore di lavoro, per le sue responsabilità personali,può esprimermi la sua valutazione.

Che i lavori sarebbero cominciati lunedì 16 era noto a tutti. Il fatto che non avessi ancora avuto conferma dell'avvenuta consegna del POS poteva essere una dimenticanza. Per me era bollino giallo. Non sta scritto in nessuna normativa che io debba averla. E' una mia iniziativa.
Per il CSE doveva invece essere bollino rosso.
Se il CSE, quando riesco ad avere il PSC ed ad inviare le comunicazioni con sufficiente anticipo, si facesse parte attiva alzando la cornetta e cominciando ad interloquire con le esecutrici forse farebbe solo la parte sua.

Anche la Ditta C, come la A, è una grossa spa con produzione di coperture in stabilimento e dotata solo parzialmente di squadra di montaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si può discutere a cosa, ma che il Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S.) serva a qualcosa è fuori discussione.

 

1)Mario, contadino, decide di farsi un capannone.

a)Nomina i Coordinatori

b)Fa redigere il Piano di Sicurezza

c)Appalta a n. 4 imprese i vari lavori con un appalto scorporato

d)Dirige con il D.L.

e)Per quanto può controlla direttamente l’andamento dei lavori

f)Per risparmiare approvvigiona i materiali e paga direttamente i fornitori

g)NON FA IL P.O.S., inutile spiegare perché.

 

2)Mario, titolare di un impresa edile, decide di farsi un capannone.

a)Nomina i Coordinatori

b)Fa redigere il Piano di Sicurezza

c)Utilizza il proprio personale ed in più appalta a n. 4 imprese vari lavori con un appalto scorporato

d)Dirige con il D.L.

e)Controlla direttamente e con il tecnico di impresa l’andamento dei lavori

f)Approvvigiona i materiali e paga direttamente i fornitori

g)FA IL P.O.S. essendo anche ditta esecutrice.

 

3)Mario, titolare di un impresa edile, decide di farsi un capannone.

a)Nomina i Coordinatori

b)Fa redigere il Piano di Sicurezza

c)Non utilizza il proprio personale ma appalta a n. 4 imprese i vari lavori con un appalto scorporato

d)Dirige con il D.L.

e)Controlla direttamente e con il tecnico di impresa l’andamento dei lavori

f))Approvvigiona i materiali e paga direttamente i fornitori

g)NON FA IL P.O.S. non essendo ditta esecutrice ma svolgendo solo il ruolo di Committente.

 

4)Mario, prefabbricatore, decide di farsi un capannone.

a)Nomina i Coordinatori

b)Fa redigere il Piano di Sicurezza

c)Non utilizza il proprio personale ma appalta a n. 4 imprese i vari lavori con un appalto scorporato

d)Dirige con il D.L.

e)Controlla direttamente e con il tecnico di impresa l’andamento dei lavori

f)Approvvigiona i materiali e paga direttamente i fornitori

g)NON FA IL P.O.S. essendo nella stessa condizione del caso 3.

 

5)Mario, prefabbricatore, prende in appalto i lavori per la costruzione dei capannoni di Mario il contadino e di Mario imprenditore edile.

a)Ci sono i Coordinatori

b)C’è il Piano di Sicurezza

c)Non utilizza il proprio personale ma appalta a n. 4 imprese i vari lavori con un appalto scorporato

d)Il D.L. dirige

e)Controlla direttamente e con il tecnico di impresa l’andamento dei lavori

f)Approvvigiona i materiali e paga direttamente i fornitori

g)Secondo qualcuno FA IL P.O.S.

 

DOMANDE:

 

Se il rapporto tra Mario il prefabbricatore ed il cantiere nei punti 4 e 5 è identico, perché in un caso non dovrebbe essere tenuto a fare il P.O.S. ed in un altro sì?

 

Se l’assunto che il P.O.S. a qualcosa serve è vero, perché in due operazioni condotte in modo identico in un caso esso risulterebbe necessario ed in un altro no?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Igor

17/8/2003  


STEP BY STEP sull’intervento a lato (in minuscolo)

Non ho un documento in cui in prima pagina troneggi il termine POS (scelta voluta) ma non mi risulta che esistano moduli ministeriali che impongano la forma del documento.
I contenuti ritengo invece di averli tutti in quanto la mia operatività per il cantiere consiste solo nella assegnazione delle varie parti di lavoro e nell'organizzare i tempi di intervento.

Nella sostanza il mio Piano "OPERATIVO" non può contenere altro che la puntualizzazione delle Imprese che andranno effettivamente in cantiere, i presumibili tempi di intervento, le procedure formali concordate che dovranno essere rispettate. E questo viene fatto.

- I DATORI DI LAVORO È ( ART. 9 COMMA1 C-BIS) REDIGONO IL PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA DI CUI ALL'ARTICOLO 2, COMMA 1, LETTERA F-TER);)

- NON ESISTONO MODULI MINISTERIALI, PERÒ PER L’ART. 2 COMM 1 F-TER) PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA, RECITA : IL DOCUMENTO CHE IL DATORE DI LAVORO DELL'IMPRESA ESECUTRICE REDIGE, IN RIFERIMENTO AL SINGOLO CANTIERE INTERESSATO, AI SENSI DELL'ART.4 DEL DLGS 19 SETTEMBRE 1994, N. 626 E SUCCESSIVE MODIFICHE.
QUINDI IL DOCUMENTO VA REDATTO E OCCORRE ANCHE CHE “TRONEGGI” LA DICITURA “PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA”; ( ALTRIMENTI NON CI SI COMPRENDE, POTREBBERO ESSERE CONSIDERAZIONI DI ALTRO TIPO E NON QUELLE RICHIESTE NEL DOCUMENTO. PENSA SE CON LA STESSA MOTIVAZIONE, NON SCRIVO PSC SU DOCUMENTO CORRISPONDENTE ).


LA TUA IMPOSTAZIONE ( SCELTA VOLUTA…..LO DICI TU ) FORSE POTREBBE BASARSI SUL CONCETTO CHE, NON ESSENDOCI PERSONALE DIPENDENTE IN CANTIERE, PER L’IMPRESA “A” NON POSSA CONFIGURASI UNA FIGURA DI DATORE DI LAVORO, CON I CONSEGUENTI OBBLIGHI.
IN QUEL CASO PERÒ, SI DIMENTICA CHE L'IMPRESA “A”, HA STIPULATO UN CONTRATTO D'APPALTO CON IL COMMITTENTE.
L'APPALTO NON È ALTRO CHE QUEL NEGOZIO GIURIDICO CON CUI UNA PARTE (APPALTATORE) SI IMPEGNA AD ESEGUIRE, IN CAMBIO DI UN CORRISPETTIVO PATTUITO, UNA DETERMINATA OPERA CON I PROPRI MEZZI E LA PROPRIA ORGANIZZAZIONE ED ASSUMENDO DUE RISCHI: PENALE (INFORTUNI, ECC.) ED ECONOMICO.
ANCHE SE NON HA DIPENDENTI, L'OBBLIGO DI COORDINAMENTO DELLE ATTIVITÀ DELLE IMPRESE APPALTATRICI PERMANE A CARICO DELL’IMPRESA “A”, PROPRIO PER LA PRESENZA DEL CONTRATTO D'APPALTO. INFATTI, LE IMPRESE SUBAPPALTATRICI ESEGUONO IL LAVORO SOTTO IL CONCRETO COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO-TECNICO-ECONOMICO DELL'APPALTATRICE.
INOLTRE IL CONSULENTE O IL TECNICO CHE SONO PRESENTI, ANCHE SALTUARIAMENTE SUL CANTIERE, NON SONO INDENNI DA RISCHI, E TALI RISCHI DEBBONO ESSERE VALUTATI.
E DOVE QUESTA VALUTAZIONE DEVE ESSERE RIPORTATA, SE NON NEL POS?

Disapprovo totalmente che il POS delle imprese deve entrare a far parte del mio POS, anzi, io mi rifiuto proprio di vederlo.
1)Art. 13 del 528: le imprese esecutrici inviano il POS al CSE.
Non all'aggiudicataria o tramite essa. Significherà qualcosa?!

NEL 494/528, MI SEMBRA CHE IL TERMINE “ IMPRESA AGGIUDICATARIA” COMPAIA UNA SOLA VOLTA E PRECISAMENTE AL COMMA 2 DEL CITATO ART. 13 “PRIMA DELL'INIZIO DEI LAVORI L'IMPRESA AGGIUDICATARIA TRASMETTE IL PIANO DI CUI AL COMMA 1 ALLE IMPRESE ESECUTRICI E AI LAVORATORI AUTONOMI.
NELLA PARTE RESTANTE PARLA DI:
DATORE DI LAVORO, DI IMPRESA E DI IMPRESA ESECUTRICE.
QUINDI, SE DOVESSIMO ESTENDERE AL LIMITE QUESTO TUO MODO DI INTENDERE, SEMBREREBBE CHE UNA IMPRESA AGGIUDICATARIA, SUPPONIAMO “ORTODOSSA” E NON “FANTASMA”, UNA VOLTA ADEMPIUTO AL SUO OBBLIGO DI TRASMISSIONE DEL PSC, NON ESSENDO DEFINITA COME ESECUTRICE, ABBIA DI CONSEGUENZA ESAURITO TUTTI I SUOI COMPITI ED OBBLIGHI E NON DEBBA PIÙ ESSERE INTERESSATA DALL’APPLICAZIONE DI QUANTO PREVISTO DAL 528, E DAL 626 > POS COMPRESO!!!!
CIÒ É MANIFESTATAMENTE ASSURDO!!
INOLTRE, IL CITATO COMMA 2 DELL’ART. 13, NON DICE CHE L’IMPRESA TRASMETTE IL PSC AI SUBAPPALTATORI, MA ALLE “IMPRESE ESECUTRICI”. IL FATTO CHE IN QUESTO CASO LE IMPRESE ESECUTRICI SIANO I SUBAPPALTATORI SI RICAVA PER DEDUZIONE. COME POREBBE INFATTI L’IMPRESA AGGIUDICATARIA TRASMETTERE IL PSC A IMPRESE ESECUTRICI CON LE QUALI NON HA RAPPORTO ( APPALTO SCORPORATO )? LI TRASMETTE QUINDI AI SOGGETTI CON I QUALI HA UN RAPPORTO CONTRATTUALE DI SUBAPPALTO E POICHÉ IL CSE È UN AUSILIARIO DEL COMMITTENTE, NON ESSENDOCI UN RAPPORTO CONTRATTUALE TRA COMMITTENTE E SUBAPPALTATORE, È LA STESSA IMPRESA APPALTATRICE CHE DEVE TRASMETTERE I IL POS DEI SUBAPPALTATORI, COME DEL RESTO FÀ PER IL PROPRIO.

SE QUESTO NON CONVINCE, È ASSODATO CHE L’ART. 7/626 VÀ APPLICATO, ( NELLO SPECIFICO SONO STATE APPLICATE LE SANZIONI CON COINVOLGIMENTO PENALE DELL’IMPRESA “A” ). NON SI COMPRENDE,QUINDI, COME LO STESSO POSSA ESSERE CONCRETAMENTE APPLICATO, SE L’IMPRESA “A” NON CONOSCE I CONTENUTI DEL POS DELLE IMPRESE SUBAPPALTATRICI, ANZI “ SI RIFIUTA DI VEDERLI!!!).

SE NEANCHE QUESTO CONVINCE, OCCORRE RICORDARE TUTTA LA NUMEROSA GIURISPRUDENZA IN MERITO AD INFORTUNI IN REGIME DI SUBAPPALTO ( IL MAGISTRATO GIUDICA IN BASE A CRITERI DI EFFETTIVITÀ ).
IL POS DELL’IMPRESA “A” SCATOLA VUOTA DOVRÀ QUINDI ESSERE REDATTO E NECESSARIAMENTE SARÀ UN POS “SCATOLA VUOTA”, CHE PARTENDO DA UNA INIZIALE CONFIGURAZIONE “QUADRO”, DEVE RECEPISCE LE INDICAZIONI GENERALI RICHIESTE DAL PSC:
- SIA PER I RIFERIMENTI ALLE MODALITÀ TECNICHE, ORGANIZZATIVE E PROCEDURALI ADOTTATE PER "GESTIRE" LE ATTIVITÀ DELLE IMPRESE SUBAPPALTATRICI;
- SIA PER MODALITÀ D'UTILIZZO PROMISCUO DELLE AREE DI LAVORO E DELLE EVENTUALI -ATTREZZATURE, MACCHINE E IMPIANTI, NECESSARIE PER L'ESECUZIONE DEI LAVORI

DOVRÀ SUCCESSIVAMENTE RECEPIRE LE INDICAZIONI EMERGENTI DAI SUCCESSIVI POS DEI SUB, VERIFICANDO I RISCHI INTERFERENTI INDOTTI, ANCHE IN RELAZIONE AL PROGRAMMA ESECUTIVO DEI LAVORI, RIEMPENDO COSÌ LA “SCATOLA” -
IN SOSTANZA, L'IMPRESA "SCATOLA VUOTA", DOVRÀ ESPLETARE TUTTI I COMPITI DI UNA IMPRESA APPALTATRICE “ORTODOSSA”. IL SUO POS SARÀ FORMATO DALL'INSIEME DELLE REGOLE ADOTTATE PER GESTIRE E COORDINARE L'ATTIVITÀ DEI SUOI SUBAFFIDATARI ( ANCHE I LAVORATORI AUTONOMI ).
IL CSE COMUNQUE, DEVE VERIFICARE CHE IL COORDINAMENTO AVVENGA SECONDO QUANTO PREVISTO DAL PSC E DAL POS, NONCHÉ SECONDO GLI AGGIORNAMENTI CHE EVENTUALMENTE OCCORRA PREDISPORRE.

2)Il POS non è altro che il completamento, per il singolo cantiere, del documento di valutazione dei rischi previsto dal 626. Documento che non viene neanche controfirmato dal tecnico-consulente essendo di competenza esclusiva del datore di lavoro.

SU QUESTO SIAMO D’ACCORDO!! DI CONSEGUENZA IL DATORE DI LAVORO DELL’IMPRESA “A” FIRMERÀ IL SUO, ADATTANDOLO ALLA REALTÀ DELLO SPECIFICO CANTIERE E CON ESSO,RECEPIRÀ, DOPO AVERLI VALUTATI, QUELLI DEI SUOI SUB.

L'intervento effettivo in cantiere non è che poi sia un assalto all'arma bianca. Esso avviene in stretta collaborazione tra il tecnico della Ditta A, il datore di lavoro della sub ed il D.L., comprese le visite in cantiere e capite che non può essere altrimenti.

GIUSTISSIMO, MA QUESTO RIGUARDA SOLO LA PARTE ESECUTIVA OPERATIVA, NON HAI NOMINATO IL SOGGETTO CON IL QUALE DEVE ESSERCI STRETTA COLLABORAZIONE PER GLI ASPETTI RELATIVI ALLA SICUREZZA, CIOÈ IL CSE.
A QUESTO PUNTO, PER PROSEGUIRE IL DISCORSO, DOVRÒ ESSERE BRUTALE
( GLI ALTRI FORUMIANI MI SCUSERANNO, NUMEROSE VOLTE HO ESPRESSO LA MIA PERSONALE CONVINZIONE DELLA NECESSITÀ DI COLLABORAZIONE TRA TUTTI I SOGGETTI CHE INTERVENGONO, PUR NEI LIMITI DELLE RISPETTIVE COMPETENZE E RESPONSABILITÀ. MA POICHÉ NEL CASO IN ESAME, VENGONO FATTI RIFERIMENTI NORMATIVI SPECIFICI E PUNTUALI, PER GIUSTIFICARE LA MANCATA CONOSCENZA DEL POS DELLE IMPRESE SUBAPPALTATRICI, DA PARTE DELL’IMPRESA “A” , CITERÒ ESCLUSIVAMENTE QUANTO EMERGE DALLA NORMATIVA ).
PER RISPONDERE CON LA STESSA LOGICA, BRUTALMENTE DICO :
A ME COME CSE, DEL DIRETTORE DEI LAVORI, “ NON ME NE FREGA NIENTE” E CIÒ PER DUE MOTIVI:

1 ) IL D.L. NON È MAI NOMINATO NEL 528 ( A PARTE ALCUNI RIFERIMENTI LIMITATI NEL NUOVO REGOLAMENTO SUI CONTENUTI MINIMI, MA STIAMO PARLANDO DI NORMATIVA ATTUALMENTE VIGENTE ) E QUINDI NON È SOGGETTO ATTIVO PER LA SICUREZZA ( ANZI SPESSO SVOLGE AZIONE INDIRETTA DI CONTRASTO ).
2 ) IL CSE, NON È LA FIGURA CENTRALE DEL PROCESSO COSTRUTTIVO, NON É LUI CHE DECIDE LA PROGRAMMAZIONE DEI LAVORI, MA È LUI IL SOGGETTO A CUI OCCORRE RIVOLGERSI OGNI VOLTA CHE LA PROGRAMMAZIONE CAMBIA, PERCHÉ VERIFICHI SE SONO MUTATE LE CONDIZIONI DI RISCHIO ANALIZZATE NEL PSC, ANCHE IN RELAZIONE ALL’INGRESSO DI UNA NUOVA IMPRESA.
SE SI RENDE NECESSARIO, PROCEDERÀ ALL’AGGIORNAMENTO DEL PSC, RECEPENDO EVENTUALI PROPOSTE DELL’IMPRESA, VERIFICANDO DI CONSEGUENZA CHE ANCHE I POS SIANO AGGIORNATI.
VOGLIAMO DUNQUE SOSTENERE, CHE MENTRE L’IMPRESA “A” SI RIUNISCE CON IL SUB ED IL DL, PER CONCORDARE I PROGRAMMI ESECUTIVI, NON DEBBA FARLO ANCHE CON SUB E CSE PER VERIFICARNE LA CONGRUENZA, DAL PUNTO DI VISTA DELLA PROGRAMMAZIONE IN SICUREZZA DEI CORRISPONDENTI LAVORI?
CREDO PROPRIO DI NO!!
IL CSE NON DECIDE LE IMPRESE CHE INTERVENGONO ( È ONERE DEL COMMITTENTE ), MA DEVE CONOSCERE PRIMA CHI FÀ “COSA” E QUANDO LO FA ( DAL POS DI “A” E DAGLI ALTRI SUB COORDINATI CON “A”), E SUCCESSIVAMENTE LO VERIFICA IN FASE ESECUTIVA.
OCCORRE PERÒ CHE ABBIA LA POSSIBILITÀ DI FARLO ( E CIÒ OVVIAMENTE NON PUÒ AVVENIRE INFORMANDOLO IL VENERDÌ PER IL LUNEDÌ ), DIVERSAMENTE, SE IL CSE NON VIENE MESSO IN QUESTE CONDIZIONI, NON PUÒ FAR ALTRO CHE CONTESTARE IL MANCATO ADEMPIMENTO, ALL’ATTO DELLE SUE VISITE IN CANTIERE.

Quello che ritengo di non potere e dover fare è la valutazione della idoneità del cantiere perchè esso deve corrispondere alle esigenze operative della sub.
Solo il suo datore di lavoro, per le sue responsabilità personali,può esprimermi la sua valutazione.

LE ESIGENZE OPERATIVE DEL SUB DEVONO CORRISPONDERE ED ESSERE CONGRUENTI, CON LO STATO DEL CANTIERE, IN BASE A QUANTO PREVISTO DAL PSC, OPPURE DEVONO ESSERE OGGETTO DI AGGIORNAMENTO.
QUINDI LA VALUTAZIONE SUI RISCHI INTERFERENTI INTRODOTTI ( NON SU QUELLI PROPRI DEL SUB ) VA FATTÀ PRELIMINARMENTE DALL’IMPRESA ”A” E DALLA STESSA COORDINATA IN PRIMA ISTANZA.( I SUB SONO I SUOI )

Che i lavori sarebbero cominciati lunedì 16 era noto a tutti. Il fatto che non avessi ancora avuto conferma dell'avvenuta consegna del POS poteva essere una dimenticanza. Per me era bollino giallo. Non sta scritto in nessuna normativa che io debba averla. E' una mia iniziativa.

SU QUESTO ARGOMENTO PERMANGONO LE CONSIDERAZIONI PRECEDENTI SUL COORDINAMENTO DI SECONDO LIVELLO ( ART.7 DEL 626 ).
PER ME, IL BOLLINO È ROSSO SIA PER LE IMPRESE “A” E “C” CHE HANNO CONSENTITO L’INIZIO DEI LAVORI SENZA VALIDAZIONE DEL POS, SIA PER L’IMPRESA “F”, CHE LI HA INIZIATI, CON L’AGGRAVANTE DI AVER INTRODOTTO UN SOGGETTO NON PREVISTO.

OCCORRE RITORNARE AL CONCETTO DELLA NECESSARIA PRESENZA DI UN RESPONSABILE DEL CANTIERE, DOTATO DI AUTONOMIA GESTIONALE ED OPERATIVA, CHE COSÌ COME DIALOGA CON I SUB ED IL DIRETTORE DEI LAVORI, LIMITATAMENTE AGLI ASPETTI PRODUTTIVI, NELLO STESSO MODO SI RAPPORTI CON IL CSE, IN MERITO AGLI ASPETTI LEGATI ALLA PROGRAMMAZIONE DELLA SICUREZZA.
DEVE SAPERE “ CHI FÀ COSA E QUANDO LO FA E SUCCESSIVAMENTE LO DEVE COORDINARE.
(I SUB SONO SEMPRE I SUOI ).

Per il CSE doveva invece essere bollino rosso.
Se il CSE, quando riesco ad avere il PSC ed ad inviare le comunicazioni con sufficiente anticipo, si facesse parte attiva alzando la cornetta e cominciando ad interloquire con le esecutrici forse farebbe solo la parte sua.

VEDIAMO L’OPERATO DEL CSE E QUALI SONO STATI I SUOI COMPORTAMENTI A SEGUITO DI QUESTA COMUNICAZIONE.
SE IL CSE SAPEVA, L’ONERE DI INVIARE IL POS PRIMA DELL’INIZIO DEI LAVORI E ATTENDERE LA VALIDAZIONE, RIMANE.
SE INVECE NON LO SAPEVA, A MAGGIOR RAGIONE L’OBBLIGO RIMANE.
IN MERITO ALLE AZIONI CHE IL CSE HA POSTO IN ESSERE A SEGUITO DI QUESTA COMUNICAZIONE, NON LE CONOSCO E NON POSSO ATTRIBUIRE BOLLINI, PERÒ TI POSSO DIRE QUALI SAREBBERO STATE LE MIE.
AL RICEVIMENTO DELLA COMUNICAZIONE A MEZZO FAX ( QUESTO È IL CASO IN ESAME ), AVREI RISPOSTO CON LO STESSO MEZZO, PRECISANDO CHE I LAVORI IN OGGETTO NON POTEVANO COMINCIARE PRIMA DELL’AVVENUTA VALUTAZIONE DEL POS, PRECISANDO ULTERIORMENTE CHE, LA VALUTAZIONE RICHIEDEVA IL NECESSARIO TEMPO TECNICO E ANTICIPANDO E CHE, IN OGNI CASO, IL LUNEDÌ SAREI STATO PRESENTE IN CANTIERE E AVREI CONTESTATO IL FATTO AI SENSI DELL’ART. 5 E), PROPONENDO LA SOSPENSIONE DEI RELATIVI LAVORI.
INOLTRE, PER RENDERMI PARTE ATTIVA AVREI CONVOCATO PER IL LUNEDÌ UNA RIUNIONE DI COORDINAMENTO PER ANALIZZARE IL TUTTO; MA IN OGNI CASO , NON AVREI CONCESSO L’INIZIO IMMEDIATO DEI LAVORI, CONTESTANDOLO, OVE EVENTUALMENTE VERIFICATOSI.
PARLO DI PARTE ATTIVA, PERCHÉ SE DOVESSI USARE LO STESSO SISTEMA ADOTTATO DALL’IMPRESA, NON ESSENDO OBBLIGATO, POTREI LIMITARMI A COMUNICARE CHE L’ESITO DELLA VALUTAZIONE DEI POS, SAREBBE AVVENUTA, NEI TEMPI TECNICI RITENUTI NECESSARI, ENTRO . .TOT.. GIORNI DALLA DATA DEL FAX E CHE SINO A TAL GIORNO, L’INIZIO DEI LAVORI SAREBBE STATO COMUNQUE VIETATO ).
IL PROBLEMA È RICORRENTE:IL CSE NON “TIENE I CORDONI DELLA BORSA” E QUINDI SI È SEMPRE TENTATI DI NON TENERLO NELLA DOVUTA CONSIDERAZIONE!!
LE CONSEGUENTI AZIONI DEL CSE, SONO E RIMARRANNO SEMPRE, SCELTE PERSONALI.

Anche la Ditta C, come la A, è una grossa spa con produzione di coperture in stabilimento e dotata solo parzialmente di squadra di montaggio.

LE DITTE “A” E “C”, COME SICURAMENTE SARÀ, POTRANNO ANCHE ESSERE LEADERS NEI RISPETTIVI SETTORI, QUANDO OPERANO IN STABILIMENTO.
MA QUANDO OPERANO IN CANTIERE IN REGIME DI APPALTO O DI SUBAPPALTO, SE NON SONO FISICAMENTE PRESENTI E QUINDI NON CONFERISCONO DIREZIONE TECNICA, PERSONALE, MEZZI ED ATTREZZATURE, PER ME, SONO E RESTANO “SCATOLE VUOTE”.

Igor, se arrivi qui dopo aver letto tutti gli interventi sopra, non hai passato un
BUON FERRAGOSTO!!

CARO CAPOD’ARCA, MI DISPIACE CONTRADDIRTI, MA IL MIO FERRAGOSTO È STATO SPLENDIDO E SPERO VIVAMENTE CHE ANCHE PER TE, QUESTA SETTIMANA DI AGOSTO POSSA CONTINUARE AD ESSERLO, DOPO AVER LETTO QUESTO INTERVENTO.

IN CONCLUSIONE, ABBANDONANDO QUESTE SCHERMAGLIE, ( PER ALTRO DOVUTE IN RISPOSTA ALLE TUE), DEBBO CONSTATARE CHE NEL SETTORE DELLA PREFABBRICAZIONE, LE TUE CONSIDERAZIONI NON SONO AFFATTO ISOLATE.
IL TUTTO PROBABILMENTE DIPENDE DALLE INDICAZIONI O LINEE GUIDA, EMESSE DALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA, ( VEDASI PER ESEMPIO QUELLE VISIBILI SUL SITO DELL’ASSOBETON ), CHE FORSE NON RENDONO UN BUON SERVIZIO AI LORO ASSOCIATI, SE È VERO CHE NEL TUO CASO, PER ADOTTARE UN COMPORTAMENTO AD ESSE CONFORME, SI È SANZIONATI PENALMENTE.

DIREI CHE IN QUESTO CASO, MI SENTO DI CONDIVIDERE QUELLO CHE LEGGO DI UN TUO “FRIEND DI PENSIERO”, NEL TUO SITO :

CIÒ CHE È LEGALE LO TROVI IN OGNI LIBRO DI DIRITTO, CIÒ CHE È GIUSTO SOLO NELLA TUA COSCIENZA.

QUALCUNO SI È FATTO MALE E POTEVA ANDARE ANCHE PEGGIO.
NON CONOSCO COME È STATO REDATTO IL PSC E COME IN DETTAGLIO HA OPERATO IL CSE E NON SONO MATEMATICAMENTE SICURO CHE UN VALIDO POS REDATTO DALL’IMPRESA “A” E DALLE ALTRE, UNITAMENTE AD UNA CONCRETA PRESENZA DELLA DIREZIONE TECNICA DI CANTIERE, CON UN PROFICUO RAPPORTO, NON ESCLUSIVAMENTE CARTACEO, CON IL CSE, AVREBBE POTUTO EVITARLO.
MA FORSE, LE PROBABILITÀ DI ACCADIMENTO, SAREBBERO STATE MINORI.

 

 

 

 

 

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Qualche sentenza utile

 

 

Cassazione penale, sez. IV, 3 febbraio 2003 (ud. 13 febbraio 2002), n. 4781,

Pre. Coco, Rel. De Grazia, Ric. Pichler

Infortunio sul lavoro - Mancato uso di dispositivi di protezione individuale - Affidamento in subappalto dei lavori - Consegna dei dispositivi di protezione dal subappaltante ai dipendenti del subappaltatore - Atto di ingerenza –Valutazione - Non è tale

Non è prova di ingerenza dell’appaltante l’aver messo i dispositivi di protezione individuale (cinture di sicurezza) a disposizione dei dipendenti della ditta appaltatrice, qualora tale condotta sia dettata da spirito di collaborazione, ovvero dalla preoccupazione per l’incolumità degli operai anche se non dipendenti, e per porre rimedio alla colpevole inerzia in materia del datore di lavoro (Fattispecie in tema di subappalto di lavori edili, ove il capo cantiere della ditta subappaltante aveva provvisto alla fornitura dei DPI).

 

Nota a cura del Dott. P. Soprani (magistrato)  e Dott. Gabriele Taddia (avvocato) – Ambiente & Sicurezza

Con la sentenza annotata, la Corte di Cassazione ha valutato la problematica conseguente alla messa a disposizione, da parte di un’impresa subappaltante, di dispositivi di protezione individuale in favore dei dipendenti dell’impresa subappaltatrice.

Chiamata a stabilire se detta condotta si risolvesse in atto di ingerenza idoneo, in caso di infortunio, a ritenere estesa la responsabilità anche al fornitore dei DPI, la Suprema Corte si è espressa in senso negativo, per le ragioni di seguito espresse.

In fatto, il capo cantiere della ditta subappaltante aveva messo a disposizione dei dipendenti della ditta subappaltatrice dispositivi di protezione individuale (in particolare, cinture di  Sicurezza) dei quali erano sprovvisti; nonostante ciò un dipendente della ditta subappaltatrice, mentre eseguiva lavori in altezza senza l’utilizzo di tali dispositivi, causa una perdita di equilibrio nel corso della lavorazione rovinava al suolo, procurandosi gravi lesioni.

In relazione all’evento infortunistico venivano rinviati a giudizio sia il subappaltante che il subappaltatore, condannati entrambi in primo grado per il reato di lesioni colpose gravi, con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro; a seguito di appello proposto dal solo subappaltante, questi veniva assolto, avendo ritenuto la Corte d’Appello che nessuna responsabilità poteva essere ascritta al legale rappresentante della ditta subappaltante, in base alla prova testimoniale circa l’affidamento dei lavori in subappalto in data antecedente l’infortunio e valutando altresì che il subappaltante non avesse posto in essere alcun atto di ingerenza nell’attività del subappaltatore. A fronte di ricorso proposto dalla Procura Generale, nel quale si argomentava sia in ordine alla mancanza di prova certa circa l’affidamento del subappalto in data antecedente l’infortunio, sia in ordine al rilievo giuridico - in termini di effettiva condotta ingerente - circa la fornitura (o comunque la messa a disposizione) dei DPI (in realtà poi non utilizzati) ai dipendenti della ditta esecutrice dei lavori, la Cassazione ha ritenuto, in aderenza con la tesi espressa dalla Corte di Appello, che «non può costituire di certo prova di ingerenza il fatto che il capo cantiere della ditta (subappaltante) abbia messo a disposizione della (ditta subappaltatrice) cinture di sicurezza, tale condotta potendo essere dettata da spirito di collaborazione oppure dalla preoccupazione per l’incolumità degli operai anche se non dipendenti e per porre rimedio alla colpevole inerzia in materia (del datore di lavoro)».

La sentenza in esame è in linea a quell’indirizzo giurisprudenziale in base al quale «l’ingerenza rilevante (...) non si identifica in qualsiasi atto o comportamento posto in essere (...) ma deve tradursi in una attività di concreta interferenza sul lavoro altrui tale da modificarne le modalità di svolgimento e da stabilire, comunque, con gli addetti ai lavori un rapporto idoneo ad influire sull’esecuzione degli stessi» (Cass. pen., sez. IV, 4 aprile 1996, n. 5069).

La circostanza della mera messa a disposizione dei dispositivi di protezione individuale non è stata pertanto ritenuta dalla Cassazione sufficiente a innescare un meccanismo di autoassunzione di responsabilità.

 

 

 

 

 

A cura di Pasquale Fimiani, Gip presso il Tribunale di Pescara

(le massime con la sigla rv sono tratte dal Ced della Suprema Corte di Cassazione)

 

 

2) L'art. 2087 cod. civ é applicabile anche nei confronti del committente, tenuto al dovere di provvedere alle misure di sicurezza dei lavoratori anche se non dipendenti da lui, ove egli stesso si sia reso garante della vigilanza relativa alle misure da adottare in concreto, riservandosi i poteri tecnico - organizzativi dell'opera da eseguire. In generale, per la posizione del committente va ricordato che, con il contratto di appalto, l’appaltatore assume le responsabilità inerenti la

sicurezza nella esecuzione dei lavori oggetto dell’appalto; a lui spetta l’organizzazione del cantiere, con propri mezzi e con personale da lui assunto, senza potere di controllo e di intervento da parte del committente (Cass. Pen. , sez. III, 10 novembre 1982, n. 10594). Gli obblighi di sicurezza del committente subentrano solo nel caso in cui questi si riservi ed eserciti (anche di fatto, in assenza di accordi contrattuali) il potere di ingerirsi nell’esecuzione dei lavori oggetto del contratto (Cass. Pen., sez. IV, 8 febbraio 1990, n. 1659), ovvero fornisca all’appaltatore apparecchiature e impartisca direttive da seguire (Cass. Pen., sez. VI, 13 luglio 1973, n. 5393). In tali casi, si configura un concorso di responsabilità (Cass. Pen., Sez. IV, 27 agosto 1987, n. 9429), che non sussiste invece nel caso in cui il committente si limiti ad esercitare il mero diritto di controllo sull’esecuzione dell’opera attraverso un suo delegato alla direzione dei lavori (Cass. Pen., sez. IV, 5 settembre 19986, n. 8959). Il medesimo rapporto sussiste tra appaltatore e subappaltatore (Cass.

Pen., sez. IV, 24 agosto 1987, n. 9328; Cass. Pen., sez. III, 21 settembre 1981, n. 8205; Cass. Pen., sez. IV, 8 febbraio 1986, n. 1390; Cass. Pen., sez. IV, 30 aprile 1981, n. 4034; Cass. Pen., sez. IV 24 settembre 1981, n. 8321). Per quanto riguarda il direttore dei lavori del committente, egli non è titolare dell’obbligo di provvedere all’attuazione delle misure di prevenzione degli infortuni, a meno che non sovraintenda in concreto al cantiere (Cass. Pen., sez. III, 24 gennaio 1986, n. 753; Cass. Pen., sez. IV, 2 marzo 1990, n. 2731). L’ingerenza può consistere anche nell’influire con la

propria attività sul corso dei lavori (Cass. Pen., sez. IV, 27 agosto 1987, n. 9429).

 

 

Sez. IV, sent. n. 31459 del 20-09-2002 (ud. 03-07-2002), Zanini ed altro (rv. 222341):

" Nel caso di affidamento in appalto di lavori all'interno dell'azienda, la cui esecuzione é di tale natura da porre in pericolo la incolumità non solo dei dipendenti dell'appaltatore ma anche di quelli del committente, l'art. 7 del D.Lgs 19 settembre 1994 n. 626 impone a quest'ultimo, non solo di fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici ogni qualvolta affidi un determinato lavoro all'appaltatore (a nulla rilevando che abbia fornito quelle informazioni in precedenza), ma anche di cooperare con l'appaltatore nell'apprestamento delle misure di sicurezza a favore di tutti i lavoratori, a qualunque impresa essi appartengano. Tuttavia, la cooperazione non può intendersi come obbligo del committente di intervenire in supplenza dell'appaltatore tutte le volte in cui costui ometta, per qualsiasi ragione, di adottare misure di prevenzione prescritte a tutela soltanto dei suoi lavoratori, risolvendosi in un'inammissibile ingerenza del committente nell'attività propria dell'appaltatore. Ne consegue che l'obbligo di cooperazione imposto al committente é limitato all'attuazione di quelle misure rivolte ad eliminare i pericoli che, per effetto dell'esecuzione delle opere appaltate, vanno ad incidere sia sui dipendenti dell'appaltante sia su quelli dell'appaltatore, mentre per il resto ciascun datore di lavoro deve provvedere autonomamente alla tutela dei propri prestatori d'opera subordinati, assumendone la relativa responsabilità".

 

 

Cass. sez. IV pen. 19.1.00 (ud. 17.12.99) n.630, ric. Frisicaro 

Sicurezza del lavoro - appalto - impresa appaltante che mantenga il potere di organizzazione delle misure di sicurezza in ordine ai lavori subappaltati - responsabilità del datore di lavoro o del soggetto delegato per infortuni occorsi ai dipendenti dell'impresa subappaltatrice - sussistenza.

(rif. norm.: art.7 D.lgs. n.626/94; D.lgs. n.494/96) 

Qualora nei rapporti tra impresa appaltante ed impresa subappaltatrice si convenga, anche implicitamente, che spetti alla prima il potere di organizzazione delle misure di sicurezza anche in ordine ai lavori subappaltati ed il potere di fare osservare le misure stesse, è il datore di lavoro di tale impresa o il soggetto da questi delegato (nella specie il capocantiere) a dovere essere ritenuto responsabile nel caso di infortunio occorso ai dipendenti dell'impresa subappaltatrice chiamati a svolgere il lavoro in condizioni di pericolo su strutture non adeguatamente protette. 

Il principio appare espressione di un orientamento giurisprudenziale costante (tra le tante Cass.22.5.87, Cocchiara e Cass.5.7.90, Travaglini) secondo il quale la responsabilità per eventuali eventi lesivi non può che fare carico all'impresa appaltante quando questa operi una stabile ingerenza nell'organizzazione dei lavori o comunque delle misure di sicurezza, per effetto di specifici accordi o comunque di fatto. Nel caso di specie i giudici hanno ritenuto che permanesse all'appaltatore il potere di organizzazione delle misure di sicurezza anche in ordine ai lavori subappaltati in quanto il capocantiere era stato delegato a curare la stesura e l'osservanza dei piani di sicurezza dei lavoratori impegnati nell'esecuzione dei lavori ed aveva redatto congiuntamente al responsabile dell'impresa subappaltatrice un piano antinfortunistico che prevedeva, per i lavoratori esposti al rischio di cadute dall'alto, una rete di protezione di fatto non predisposta. 

 

Capodarca:

1)”qualora si convenga” dovrebbe significare che si può anche non convenire

2)”in quanto il capo cantoniere era stato delegato” potrebbe significare che nel caso contrario non sarebbe stato chiamato in causa.

3)”è il datore di lavoro di tale impresa o il soggetto da questi delegato (nella specie il capo cantoniere) a dovere essere ritenuto responsabile nel caso ....” potrebbe essere il concetto di responsabilità comunque sempre personale e non oggettiva, nel caso il capo cantoniere sia persona capace ed idonea alle mansioni cui è stato delegato

 

Cass. sez. IV pen. 1.4.99 (ud. 2.2.99) n. 4184, ric. Saglio Salti

Sicurezza del lavoro – soggetti obbligati – appaltatore – obbligo di tutela nei confronti dei dipendenti dell’impresa subappaltatrice che si avvalga delle attrezzature dell’appaltatore – sussistenza.

(rif. norm.: art. 5 DPR n. 547/55; art. 7 D.lgs. n. 626/94)

L’appaltatore il quale si avvalga di altra impresa per l’esecuzione di opere accessorie e specialistiche non cessa di essere investito dei poteri direttivi generali e non è esentato dal dovere di provvedere alle misure di tutela dei lavoratori, anche se non dipendenti da lui, quando il subappaltatore non abbia autonomia tecnica e si avvalga delle attrezzature predisposte dall’appaltatore.

Principio costantemente affermato in giurisprudenza (si vedano, ad esempio, Cass. IV 1.10.93, Lanzutti e Cass. IV 7.10.90 Ghilardi). Nella specie l’impresa appaltatrice aveva affidato ad altra impresa i lavori di montaggio e smontaggio dei tubi di un’impalcatura, dalla quale era caduto, in quanto inadeguatamente protetto, un dipendente dell’impresa subappaltatrice. La Corte ha censurato il totale disinteresse mostrato dal titolare dell’impresa appaltatrice riguardo all’attuazione delle misure di sicurezza relative all’esecuzione dei lavori subappaltati.

 

Capodarca: “quando il subappaltatore non abbia autonomia tecnica e si avvalga delle attrezzature predisposte dall’appaltatore”.

 

 

Cass. sez. IV pen. 26.8.99 (ud. 30.3.99) n.10189, ric. Bologna

Sicurezza del lavoro - soggetti obbligati - delega dal datore di lavoro a soggetto competente e dotato di autonomia finanziaria - mancata rappresentazione al delegante della necessità d'intervento - previsione della necessità d'intesa con il delegante per le scelte decisionali - rilevanza - esclusione.

(rif. norm.: artt. 4 DPR n. 547/55; 4 D.Lgs. n. 626/94)

E' efficace la delega conferita a soggetto munito delle conoscenza tecniche occorrenti, dotato di mezzi finanziari autonomi e collocato, quale direttore dello stabilimento, in posizione strategica per gli specifici compiti affidatigli. Anche se la necessità dell'intesa con l'amministratore unico per le scelte decisionali, prevista all'atto del conferimento delle delega, può configurarsi come limitazione dei poteri del delegato, la responsabilità per l'infortunio occorso ad un lavoratore è limitata al solo delegato, qualora si accerti che questi non abbia mai prospettato al delegante la necessità d'intervento per l'attuazione delle prescritte attrezzature antinfortunistiche.

Nella specie si era infortunato un lavoratore addetto ad una macchina timbratrice priva dei necessari dispositivi di protezione. Si è accertato che il direttore di stabilimento non aveva mai rappresentato all'amministratore unico la necessità di adottare detti dispositivi. In ogni caso in cui la sola scelta decisionale ultima sia riservata ad una determinazione congiunta, mentre i compiti di verifica delle necessità di intervento siano devoluti integralmente ed efficacemente al delegato, non può fondarsi una responsabilità concorrente del delegante, non essendo da questi esigibile una decisione che presupporrebbe la conoscenza dello stato di fatto, resa impossibile dalla mancata prospettazione da parte del delegato.

Capodarca:

- Il datore di lavoro di una ditta sub appaltatrice specializzata è soggetto idoneo ad individuare ed a  valutare la presenza in cantiere di rischi specifici per la sua attività?

- E’ soggetto delegabile a tale compito anche se per l’eliminazione di tali rischi dovesse poi essere necessaria un’azione congiunta sub appaltante – sub appaltatore nei confronti del Committente?

- La responsabilità per l'infortunio occorso ad un lavoratore è limitata al solo sub appaltatore, qualora si accerti che questi non abbia mai prospettato al sub appaltante la necessità d'intervento per l'attuazione delle prescritte attrezzature antinfortunistiche.